Una maglia bluazzurra per l’ultimo saluto all’amato presidente
Folla commossa ai funerali dello storico dirigente di calcio Il parroco: Orlando ha giocato la sua gara vicino al Signore
RENO CENTESE. «Come nella vita, Orlando ha combattuto fino all’ultimo. La sua partita non è finita così. Col Signore, ci sono supplementari e rigori». È stata una vita dedicata al calcio, quella di Orlando Simonati, scomparso all’età di 79 anni dopo alcuni mesi di malattia. Simbolo del calcio dilettantistico ferrarese, esponente del volontariato, Simonati ha avuto anche un ruolo fondamentale nella nascita della sagra di Reno Centese.
UOMO BUONO
Stretti attorno alla moglie Anna, ai figli Micaela, Maurizio e Mario ed ai nipoti, in tantissimi ieri pomeriggio hanno partecipato ai funerali. «Orlando non era perfetto – lo ha ricordato il parroco, don Marco Ceccarelli – era un uomo buono. Lui c’era, sempre. Si è speso mettendo a disposizione degli altri quel che sapeva fare».
Una tendochiesa e una piazza gremite, a testimoniare quanto Simonati fosse stimato. Presenti il sindaco Fabrizio Toselli, il mondo dell’associazionismo e del calcio: il presidente della Figc regionale Braiati con lo staff, il provinciale Aretusi e il consigliere regionale Vincenzo Ardizzoni, il presidente storico del Reno Andrea Filippini e l’attuale, Andrea Dongiovanni, ma anche la vecchia guardia, da Bramini a Ferioli, Ginesi, Vinci, Leonardo Rossi. Schierati per l’ultimo saluto i colleghi Acft, i componenti del gruppo Quarto Tempo, dirigenti di società e John Strada, figlio dell’amico Ermes Govoni, compianto presidente del XII Morelli.
COME UNA PARTITA
La vita di Orlando del resto, ha detto don Marco, «è stata come una partita di calcio: ben giocata, tiri in porta tutti parati, poi succede che al 91’, con un calcio d’angolo, gli avversari fanno gol. E tu perdi per un solo tiro. Orlando ha giocato la sua gara contro la malattia con tutta la sua energia: accorgendosi che non poteva vincere, ma solo giocare bene, ha avuto un grande allenatore, che è stato il Signore. Perché Gesù è un po’ come Gattuso, gli piacciono le partite in cui c’è sostanza. Orlando ha combattuto la malattia come ha vissuto: con sostanza e stando accanto al Signore».
Ricordando poi le chiacchiere su una “presunta guerra” tra parroco e società sportiva, don Marco: «Orlando venne da me, e mi disse: fregatene di quel che si dice, perché io penso ai ragazzi, e tu pensi ai ragazzi». Poi il ricordo della preghiera, poche ore prima della morte, e il messaggio: «Davanti alla malattia, servono la preghiera e la ricerca». E l’offerta raccolta durante le esequie, verrà devoluta ad Ant. Sul feretro, la maglia del Reno Centese, blu e azzurra. Sopra, le firme dei calciatori del Reno di ieri e di oggi, e la scritta: «Al nostro presidente. Grazie». —
Beatrice Barberini
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