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Decreto sicurezza Gli operatori: cancellati diritti e posti di lavoro

Giovanna Corrieri
Decreto sicurezza Gli operatori: cancellati diritti e posti di lavoro

Il convegno “Oltre la propaganda” organizzato dalla Cgil Le associazioni: con queste risorse addio servizi dignitosi

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Gli effetti del Decreto Sicurezza sono impattanti e negativi per il territorio, e vanno conosciuti. È questa la ferma convinzione dei relatori che ieri, in Castello, hanno animato l’incontro “Oltre la propaganda”, organizzato dalla Cgil.

Privazione di diritti

«C’è una continuità logica nelle scelte politiche degli ultimi vent’anni sul tema immigrazione – è stata la considerazione dell’avvocato Andrea Ronchi – Dalla legge Turco-Napolitano a quella Bossi-Fini fino a quella Minniti e Salvini si registra un’accelerazione verso una privazione dei diritti nei confronti di una parte dell’umanità. Un esempio? Con questa legge il permesso di soggiorno si può ottenere non più per motivi umanitari ma per motivi speciali o atti di particolare valore civile – ha specificato Ronchi – e di conseguenza i diritti passano per concessioni».

Il canale più naturale perché ci sia integrazione, dice l’avvocato, è il lavoro, un’occupazione dignitosa che deve essere garantita per non alimentare le fila di manodopera a basso costo e lavoratori irregolari che, ha sottolineato Luigi Giove (segretario generale Cgil Emilia Romagna), «sembra avere ormai una funzione nell’economia capitalista».

Perdita di lavoro

Ma il decreto sicurezza non sembra tutelare nemmeno l’occupazione di tutti gli operatori tagliati fuori, insieme alle risorse, da quel sistema di accoglienza integrata di fatto abolito dal nuovo bando gestito dalla Prefettura. Il nuovo modello prevede infatti minori servizi («spariscono i corsi di lingua, la formazione professionale, l’accompagnamento all’inserimento sociale – ha detto la presidente Asp, Angela Alvisi – si penalizza tutto ciò porta a una autonomia individuale») e, di conseguenza, spariscono insegnanti, psicologi, avvocati. «Già 14 persone hanno perso il lavoro in seguito ai tagli all’accoglienza – ha evidenziato Alvisi – Il bando 2018 prevedeva per esempio la presenza di un operatore con funzione educativa e di mediazione presente sette giorni su sette per almeno due ore, mentre il bando 2019 riduce a 10 ore a settimana la mediazione linguistica. Si prevedono poi 3 ore a settimana di “informazione normativa” a fronte del legale previsto nel bando 2018 e un assistente sociale per sei ore a settimana a fronte della figura di uno psicologo impegnato per 18 ore nel 2018».

I tagli

Tagli a fondi e servizi hanno fatto desistere tanti dal partecipare al nuovo bando della Prefettura, anche il Centro Donna e Giustizia non ha accettato la nuova realtà: «La nostra associazione – ha raccontato Carlotta Rossi (Cdg) – aveva partecipato al bando 2018 per l’accoglienza e attualmente gestiamo due Cas con 11 donne e 4 bambini ma non abbiamo partecipato quest’anno perché le risorse non permettono di dare risposte dignitose alle persone di cui ci occupiamo». E le prospettive del sindaco Tiziano Tagliani sono «resistenza rispetto a certi adempimenti e alleanze col mondo lavorativo e giuridico». –

Giovanna Corrieri

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