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Il secolo di Porto Garibaldi è una fiaccola di speranza

Il secolo di Porto Garibaldi è una fiaccola di speranza

Al via le celebrazioni per i 100 anni dal cambio di denominazione del paese. La pronipote dell’Eroe dei due mondi: «Questa terra lo ha salvato e protetto»

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PORTO GARIBALDI. Hanno aperto una breccia nel cuore, le camicie rosse della fanfara dei bersaglieri “La Garibaldina” di Treviolo e quelle dell’Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini, protagoniste, ieri mattina, della cerimonia inaugurale dei 100 anni del cambio di denominazione da Magnavacca a Porto Garibaldi. . Davanti al monumento di via Caduti del Mare, che celebra lo storico sbarco di Giuseppe Garibaldi e dei suoi fedelissimi, in fuga dopo la caduta della Repubblica Romana, nelle parole dell’arcivescovo Perego, del sindaco Fabbri, del prefetto Campanaro e della consigliera regionale Zappaterra, la metafora del porto inteso come luogo di scambio culturale, di accoglienza e di solidarietà ha costituito il leit motiv della cerimonia istituzionale.

Porto, luogo aperto. «Questa terra ha salvato Garibaldi – ha detto Anita Garibaldi Jallet, pronipote dell’Eroe dei due mondi –, lo ha accolto, lo ha protetto e ha donato la speranza nel futuro. Qui si celebra un momento essenziale della storia d’Italia. Quando Garibaldi arriva qui è già un mito, trova un territorio preparato che gli farà la trafila. L’Unità d’Italia si sarebbe fatta comunque, diciamolo, ma Garibaldi è il suo valore aggiunto».

Prima che il corteo muovesse sul portocanale in direzione del monumento ai marinai caduti in via Ugo Bassi e a quello dedicato ai garibaldini in piazza III Agosto, dove è stata messa a dimora una rosa, creata dall’ibridatore e partigiano Giulio Pantoli, passato e presente hanno scandito, negli altri interventi, il significato storico del cambio di denominazione, per il quale «è emerso il protagonismo della gente – ha sottolineato l’arcivescovo Perego –. Persone umili e semplici si sono prodigate per ospitare a casa loro gli sbarcati. Il porto deve essere sempre un luogo aperto. La democrazia poggia sulla solidarietà e sull’accoglienza. Qui, nel 1849, sono stati dimostrati quei valori cristiani e democratici, che oggi si rischia di perdere».

Le radici di un sogno. Tante le giubbe garibaldine vestite dagli alunni del Consiglio comunale dei ragazzi, che collaborano con Alessandro Pierotti, coordinatore del comitato per le celebrazioni del centenario, nel quale operano la Famìa ad Magnavaca e l’associazione Amici del capanno di Garibaldi. Vibranti anche gli interventi del prefetto Campanaro, della consigliera Zappaterra e del sindaco Fabbri, il quale ha evidenziato come «questo è il punto zero, il luogo della speranza, sintesi delle nostre radici, dove Garibaldi ha inseguito un sogno, per affermare valori sempre attuali di libertà, giustizia, unità». —


Katia Romagnoli

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