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Allarme dal mare: «Oltre 3 tonnellate di rifiuti recuperati tra onde e fondali»

Emanuela De Domenico
Allarme dal mare: «Oltre 3 tonnellate di rifiuti recuperati tra onde e fondali»

Dati preoccupanti dal monitoraggio svolto da Legambiente Volontari e pescatori: danni al settore per 60 milioni l’anno 

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I nostri mari non godono ottima salute. A confermarlo sono i dati sconcertanti di un monitoraggio portato a termine da Legambiente dal 27 giugno al 30 luglio 2018, e ripreso dopo il fermo pesca biologico dal 9 settembre al 20 dicembre 2018. I numeri sono questi: novanta giorni di raccolta rifiuti pescati accidentalmente, 45 imbarcazioni della Cooperativa piccola e grande pesca di Porto Garibaldi coinvolte, 15 volontari di Legambiente Delta del Po per recuperare, selezionare e smaltire i rifiuti, con un totale di 3.300 kg.

Progetto sperimentale

Sono solo alcuni dei numeri del Progetto sperimentale “Fishing for Litter” di Legambiente, che ha visto la partecipazione di molti partner tra cui Clara, il Comune di Comacchio e la Guardia costiera. I risultati: in sei mesi di normale attività di pesca, 514 sono stati i conferimenti di rifiuti da parte delle barche aderenti, quelli recuperati molti di più, 26.116; i sacchi dei rifiuti arrivati nei contenitori messi a disposizione da Clara Spa nell’area portuale 257. Tutto questo grazie anche alla disponibilità della Capitaneria di porto.

Inutile dire che ciò che si trova nei fondali deriva principalmente da attività produttive, pesca e acquacoltura, per una percentuale pari all’82%, in particolare sotto la lente d’ingrandimento sono finite le calze per l’allevamento dei mitili, mentre per il 15% è da attribuire ad una cattiva gestione dei rifiuti urbani.

La tipologia dei rifiuti recuperati è stata per il 97% plastica, seguita dal metallo, dai tessili e dalla gomma con percentuali moto contenute.

Il materiale per il packaging è il vero “colpevole” dell’impennata di inquinamento, per questo, Legambiente ha chiesto una risposta urgente alla Regione e alle amministrazioni locali per velocizzare la messa a punto di una normativa che possa innescare un percorso virtuoso con i portatori di interesse. Gli obiettivi sono quelli di avviare in tempi brevissimi buone pratiche di prevenzione dei rifiuti, eliminazione dell’usa e getta, e sostituzione delle plastiche con materiali compostabili, riciclabili, riutilizzabili. Gli interventi e il confronto: a moderare gli interventi il presidente di Legambiente provinciale, Lorenzo Frattini, che ha per prima cosa dato la parola ai protagonisti del progetto, due volontari: Andrea Mantovani e Anna Zannini che in prima persona hanno vissuto tutte le fasi della raccolta e della classificazione dei rifiuti.

Mantovani ha spiegato la giornata tipo dei volontari che si sono avvicendati e ha posto l’attenzione soprattutto sul fatto che almeno il 15% della mole dei rifiuti che giacciono sul fondo del mare è invisibile, e che l’impatto economico per la pesca è stimato intorno ai 61,7 milioni di euro all’anno.

Le buone pratiche

Raffaele Alessandri di Clara Spa ha dichiarato che «senza il piano sui rifiuti portuali non saremmo mai stati in grado di trattarli, dobbiamo dare molta importanza alla normativa sui rifiuti spiaggiati e pre-spiaggiati, e non dimentichiamo che la collaborazione tra enti funziona quando sono ben chiari gli obiettivi. Noi dobbiamo sapere quale sia il nostro posto nell’ecosistema marino che produce tutti questi rifiuti, perché poi qualcuno dovrà eliminarli».

Secondo l’assessore regionale all’ambiente Giorgia Gazzolo «questa è una giornata di riflessione importante che rappresenta la base per costruire cultura e cambiare radicalmente l’alto tasso di inciviltà che ancora esiste. Abbiamo approvato intanto la legge sull’economia circolare, che serve a mettere a sistema tutte le riflessioni e a creare strategie e buone pratiche».

La Regione Emilia-Romagna ha in piedi molti progetti che si incanalano sul percorso dell’ecosostenibilità, per esempio il Progetto Europa Tris, sulla filiera delle materie prime, per favorire il recupero dei sottoprodotti e il Progetto “Carrello Verde” avviato con la grande distribuzione sulle pratiche concretizzate sulla sostenibilità nei punti vendita. Altro progetto, questo portato avanti con la Uisp, per l’uso di borracce e bicchieri riciclabili e compostabili negli eventi sportivi.

Molte istituzioni iniziano ad inserire le buone pratiche nelle ordinanze e nei bilanci. Due casi su tutti, l’esperienza del comune di Milano, che sta sperimentando uno sportello per illustrare le alternative alla plastica e tentare di dire addio per sempre all’usa e getta, e del comune di Rimini quasi totalmente “Plastic Free”. Non ultimo l’esempio del progetto pilota “Il Po d’Amare”, dell’Autorità distrettuale del fiume Po per eliminare la plastica dai fiumi. –

Emanuela De Domenico

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