La protesta degli operatori di Salus e Quisisana «Fate profitti grazie a noi»
Un sindacalista: non sempre in clinica è adeguata la dotazione degli infermieri Il problema del turn over con addetti giovani e inesperti
Si sono rivolti direttamente agli utenti gli operatori di Salus e Quisisana che ieri, davanti a Porta Paola, hanno organizzato un flash mob di protesta per denunciare i problemi della sanità privata.
«Il nostro contratto è fermo da 12 anni – è stato l’amaro grido dei lavoratori con i sindacati (Cgil, Cisl e Uil) – Siamo troppo pochi per garantire adeguatamente tutti i servizi e tanti di noi sono precari». E così chi si muoveva ieri fra le bancarelle del consueto mercato del lunedì si è ritrovato fra le mani non solo verdura e vestiti ma anche i volantini di una protesta che aveva fra gli obiettivi proprio «sensibilizzare i cittadini sulla sanità privata – ha detto Vittorina Lodi (Cisl) – Perché è inaudito che il contratto di questi lavoratori non sia rinnovato dal 2007 e che questi operatori lavorino in condizioni che sono al di sotto di quelle di chi è parte della sanità pubblica. E bisogna considerare che la sanità privata copre il 25% delle necessità della regione Emilia Romagna».
Sono 200 gli operatori ferraresi di Salus e Quisisana che pur lavorando in convenzione con la sanità pubblica «lo fanno in condizioni peggiorative – è la contestazione di Elena Salvioli (Cgil) – con stipendi inferiori e fermi da 12 anni. Non c’è nessun investimento sul personale, su infermieri, oss, professioni sanitarie in generale». Ma non c’è solo il problema del contratto fermo da 12 anni, racconta l’infermiere Mauro Pirani (Rsu ospedale privato Quisisana), «ma anche quello di erogare un’assistenza adeguata al malato perché secondo le linee guida della sanità dovrebbe esserci un infermiere ogni sei malati. Spesso nel pubblico si conta un infermiere ogni dodici malati e, nella Quisisana, si arriva anche a un infermiere ogni diciassette pazienti, e questo aumenta percentualmente i rischi per il malato». Altro problema evidenziato da Pirani è il turn over: «Personale giovane e poco esperto viene fornito all’azienda tramite il sistema delle agenzie interinali – spiega Pirani – Spesso è sobbarcato di lavoro con turni su turni e doppio turno che non si potrebbe nemmeno fare». Le aziende avranno fatto anche investimenti – ha concluso Mauro Chiarini (Uil) – ma lavorano in un mercato protetto perché il servizio nazionale gli procura clienti. Dopo 12 anni devono mettersi una mano non sul cuore ma sul portafoglio». —
Giovanna Corrieri
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