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Oltre 2mila dimissioni difficili In corsia è emergenza anziani

Gi.Ca.
Oltre 2mila dimissioni difficili In corsia è emergenza anziani

Dal 1995 gli ultrasettantacinquenni in provincia cresciuti di 20mila unità (+65%) Pazienti in lista d’attesa per l’uscita dall’ospedale: sono malati non autosufficienti

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Gli addetti ai lavori le chiamano “dimissioni protette” ma nel gergo comune sono più conosciute come “difficili”. Perché il referto che accompagna il paziente non autosufficiente fuori dall’ospedale, dalla casa di cura o dalla lungodegenza spesso rappresenta il primo passo di un percorso che si annuncia complicato da capire oltre che impegnativo da gestire e doloroso per le famiglie.

Come spiegano medici e dirigenti dei servizi sanitari la scelta migliore per il paziente che non è più in grado di provvedere autonomamente a se stesso è quella di assisterlo a domicilio: essere assistito tra le mura di casa per una persona anziana e malata è spesso l’opzione più rassicurante. I distretti socio-sanitari e l’azienda territoriale mettono a disposizione diversi servizi di ausilio alle famiglie tra i quali però non è sempre facile orientarsi mentre cresce la popolazione che, per motivi legati all’evoluzione di patologie croniche, necessita di varie tipologie di assistenza: medica, infermieristica (Adi), per la cura dell’igiene personale (Sad), per l’acquisizione degli ausili protesici etc.

un esercito di allettati

Questa prestazioni sono richieste sempre più frequentemente dalle famiglie che, senza un’assistenza adeguata, dovrebbero dirottare l’ammalato verso altre destinazioni, come le case di riposo o le residenze sanitarie assistenziali, a loro volta congestionate (molte rispondono che hanno una lunga lista d’attesa) o accessibili a costi insostenibili per i nuclei socialmente ed economicamente più fragili (la rette vanno dai 2mila ai 3mila euro al mese e quella “convenzionata” si colloca attorno ai 1.500 euro). Alcuni dati comunicati dall’Asl durante l’ultima Conferenza socio-sanitaria confermano che l’evoluzione demografica ha visibilmente dilatato la classe degli ultrasettantacinquenni in provincia aggiungendo tra il 1995 e il 2018 altre 20mila unità alle 30mila residenti nel 1995, con una crescita del 65,3%.

Un dato che porta con sè la conferma delle migliori condizioni di vita raggiunte ma anche dell’impennata dei bisogni sanitari della popolazione non autosufficiente. A Ferrara, aggiungono i dati forniti dall’Asl, l’età media dei pazienti ricoverati nei reparti di Medicina ha un’età superiore ai 75 anni (in Geriatria 84).

L’80% dei pazienti presenta sintomi di demenza (il 30% nella forma grave), tra gli uomini la disabilità all’ingresso è presente nel 25% dei pazienti (34% tra le donne), condizione che tende ad aggravarsi nel tempo, con peggioramento al momento della dimissione rispetto alla situazione iniziale. Altro dato significativo, sempre sottolineato dall’Asl, è la riduzione dei posti letto: - 435 tra il 2010 e il 2018. Da qui l’emergenza dimissioni, che ha assunto oggi proporzioni preoccupanti, al punto che Asl e azienda ospedaliera da un paio d’anni si affidano ad una Centrale di Dimissioni e Continuità Assistenziale, che fornisce una «valutazione multidisciplinare» del malato, per coordinare l’uscita dei pazienti dalle stanze di ospedali e case di cura verso i domicili, le rsa, le case di riposo, gli hospice, le lungodegenze. Qualche numero può essere utile per capire l’incidenza del fenomeno: nel 2017 l’azienda ospedaliera ha dimesso 24.301 pazienti ordinari, il 10,8% dei quali (2.629) nella corsia delle “dimissioni difficili”.

Dove vanno i malati

Tra il 2017 e il 2018 l’attività della Centrale di Dimissioni è cresciuta del 19.11%, scrive l’Asl. I pazienti dimessi dopo la valutazione del gruppo tecnico sono saliti da 2.067 a 2.462: 542 verso la clinica Salus (+11,2%), 484 verso la Quisisana, 329 verso le lungodegenze di Cento (-10.8%), dell’ospedale del Delta (+18.84%) e di Argenta (+23.64%), 297 verso case di riposo ed rsa (+ 64.09%), 531 (+6.63%) verso il domicilio con l’Assistenza domiciliare integrata (Adi) o con l’Ado. I tempi di dimissione variano da circa 2 a 7 giorni. Dai numeri forniti dall’Asl risulta che in molti casi la Centrale di Dimissioni è velocissima e prende in carico il caso sanitario nel giro di qualche ora. L’intoppo si registra all’uscita. «Il Sant’Anna ha registrato un aumento di accessi al pronto soccorso e di ricoveri provenienti dal territorio (l’ospedale ha attivato un reparto polmone per tutto il periodo invernale, ndr) - spiega il direttore sanitario dell’azienda ospedaliera, Eugenio di Ruscio - Il problema del deflusso dei pazienti che non dovrebbero essere più gestiti da un ospedale per acuti ma da strutture che offrono una quota importante di assistenza non sanitaria rimane: per l’81% delle giornate registriamo più di 10 pazienti in attesa di dimissione».

La soluzione probabilmente richiede un potenziamento della rete socio-sanitaria sul territorio e forse un ragionamento sulla dotazione futura di posti letto (almeno sulla loro flessibilità). —

Gi.Ca.

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