Assenteismo in Comune La dipendente sarà processata
Secondo l’accusa lavorava nel ristorante del marito mentre era in malattia La 58enne è sospettata anche di aver indotto i medici a certificare il falso
È arrivato il rinvio a giudizio per la 58enne, dipendente del Comune di Portomaggiore, presunta assenteista. Dovrà difendersi a processo da un’accusa grave, quella di truffa aggravata.
Il giudice per le indagini preliminari, ieri mattina in tribunale a Ferrara, ha messo in fila gli elementi squadernati dalla Procura, valutando anche un supplemento d’indagine che era stato chiesto in febbraio dalla difesa, e al termine stabilito che il procedimento penale può avanzare: il dibattimento in aula inizierà il 25 giugno.
una gamba infiammata
I fatti risalgono all’estate del 2017. La donna si era messa in malattia a giugno, sulla base di una certificazione medica che constatava sul suo fisico i sintomi dell’osteomielite, un’infiammazione a una gamba che riguarda al contempo osso e relativa cavità midollare.
La patologia, un infortunio rilevante, richiede una cura che include il riposo pressoché assoluto. Invece, ed è questo il punto su cui fa leva l’accusa, la dipendente comunale è stata vista da più persone, da luglio fino alla fine di agosto, quindi in piena malattia, lavorare all’interno del ristorante di proprietà del marito. Non una presenza passiva, in quanto la 58enne serviva i caffè dietro il bancone del bar.
La visita fiscale
La dipendente comunale è, come detto accusata di truffa, ma il capo d’imputazione prevede anche un’aggravante, ovvero l’induzione al falso certificato. Si ipotizza infatti che la donna abbia fatto pressioni su quattro medici affinché riportassero in maniera distorta le sue condizioni di salute. Sempre nell’estate di due anni fa un medico impegnato nella visita fiscale non aveva trovato in casa la 58enne. «In quel momento ero in farmacia: sono stata punta da un insetto e mi servivano cure immediate», fu la sua giustificazione.
i commenti
«Il Comune non poteva non costituirsi parte civile – commenta Cristiano Basile, l’avvocato dell’ente – perché ha subito un danno economico. È poi necessario tutelare i lavoratori che rispettano le regole quotidianamente. Sarà naturalmente il giudice con il dibattimento ad accertare la verità».
Impiegata in Biblioteca, la donna è anche sotto procedimento disciplinare da parte del Comune, versante da cui è scaturita quello penale. La presunta assenteista rischia una pensate sospensione, fino a alla soglia massima del licenziamento.
«Saremo in grado di smentire le ipotesi di reato – dice l’avvocato della donna, Michele Manfrini –, abbiamo prodotto certificati medici che parlano chiaro. E la mia cliente in quel ristorante non ha mai lavorato». —
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