Il marchio Igp Delta dà ai i risicoltori due milioni in più
I conti del consorzio di tutela con i prezzi minimi garantiti: il prodotto di qualità ha rese minori ma vale quasi il doppio
Il marchio d’Indicazione geografica protetta (IGP) del riso del Delta del Po quest’anno compie dieci anni. Una tappa da celebrare, l’occasione per raccontare il percorso compiuto e le prospettive per un prodotto straordinario e una rete di produttori che è cresciuta costantemente. Sette anni fa, quando è nato il consorzio di tutela, c’erano dodici soci fondatori; oggi le aziende consorziate sono 35, con un’estensione colturale che nel 2009 poteva fare affidamento su 65 ettari, sei operatori ed una produzione di 3 mila quintali, mentre adesso i risicoltori aderenti assicurano su una superficie complessiva di 1. 600 ettari, 37 operatori ed una produzione che è attestata a 78. 600 quintali.
Persone, territorio, relazioni, filiera e ricerca, sono le direttrici che hanno guidato e segnato l’attività del Consorzio di tutela, introdotte dal segretario Alex Baricordi ed approfondite dal presidente Adriano Zanella. L’attività può contare sul valore delle relazioni tra le persone che consentono il perseguimento di obiettivi comuni a vantaggio sia dei risicoltori che dei consumatori. Anche attraverso una rete di relazioni e di massima collaborazione con numerosi enti pubblici ed istituzioni private anche a carattere scientifico come la collaborazione con UniFe per la sperimentazione del riso biologico. Determinante però è soprattutto la filiera che consente di mantenere l’intero ciclo produttivo del Riso del Delta del Po Igp, dalla semina al confezionamento, all’interno del territorio del Delta del Po. Ma anche, ha ancora evidenziato Zanella, come elemento di unione tra l’economia ed il sociale.
La produzione Igp dà rese inferiori rispetto alle produzioni generiche, ma il calo viene compensato dalla garanzia di una sufficiente remunerazione agli agricoltori. Così, a fronte di prezzi medi che non arrivano a 30 euro al quintale, agli associati Igp viene garantita una quotazione di 45 euro al quintale per il carnaroli e di 40 per arborio, baldo e volano, con ulteriori importanti premi. Questo sistema negli ultimi tempi ha consentito di garantire 54 euro agli agricoltori, un’equa remunerazione alla loro fatica che ha portato sul territorio due milioni di euro in più». Senza dimenticare le positive ricadute sull’ambiente attraverso l’impiego di nuove metodologie colturali come la seminatura a secco, oltre a praticare una rotazione colturale ogni cinque anni invece degli otto previsti.
Il decennale del consorzio coincide con modifiche dello statuto per adeguarlo alle mutate esigenze connesse all’utilizzo di nuove tecnologie e alle esigenze del mercato, ed ha portato all’adozione di un nuovo marchio, con tre chicchi di riso e i simboli della coltura e del territorio, che affiancherà quello canonico e il bollino blu dell’Igp. Un consorzio che si apre al futuro anche con la riflessione sull’introduzione di nuove qualità del riso più resistenti e la necessità di allargare la gamma dei risi sul mercato per corrispondere alle mutate richieste dei consumatori. –
Piergiorgio Felletti
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