Investito e ucciso, il dolore dei familiari «Luciano, eri pieno di allegria e bontà»
L’uomo, 77 anni, stava andando al cimitero quando è stato travolto. Pensionato Amiu, collaborava con i mercatini solidali
«Luciano? La persona più buona del mondo. Se gli pestavi un piede ti chiedeva scusa. A Luciano non si poteva che voler bene».
Vicini affranti
In via Giglioli, una strada dove il senso di comunità è molto forte e radicato, è una giornata di lutto. Luciano Valieri, 77 anni, non è sopravvissuto ai gravissimi traumi riportati mercoledì pomeriggio, quando è stato investito da un’auto mentre con la bicicletta a mano stava attraversando via Comacchio, a pochi metri da casa. Negli occhi dei vicini c’è un dolore profondo, autentico: «Luciano era sempre pronto alla battuta e allo scherzo, ma anche a darti una mano quando avevi bisogno - racconta il signor Guido - L’ultima volta che l’ho visto è stato poco prima della tragedia. Stavo tagliando l’erba del prato e lui mi ha chiesto: “Cos’hai stasera per cena?”. “Prosciutto”, gli ho risposto, e tu? “Degli avanzi”, ha detto ridendo, e sono state le ultime parole che gli ho sentito pronunciare».
Famiglia inconsolabile
Al civico 101, a casa Valieri, la moglie Nella e il figlio Alessandro a stento trattengono le lacrime. Nella stanza, nelle immagini incorniciate allineate su un comò, tutto parla di Luciano: sorridente vicino alla moglie, con cui ha condiviso 43 anni di matrimonio; in uno scatto con suor Agnese Valieri (stesso cognome ma nessuna parentela), impegnata in Uganda con il gruppo missionario di via Montebello, attraverso cui tre anni fa la coppia ha avviato un’adozione a distanza.
L’impegno solidale
Luciano Valieri aveva lavorato come dipendente Amiu fino al 1992, poi era andato in pensione. «Potevo sempre contare su di lui, sul suo sostegno e sulla voglia di rendersi utile - racconta la moglie Nella con la voce rotta dalla commozione - Andava a fare la spesa, mi dava una mano se c’erano dei lavori da fare in casa, e soprattutto rendeva bella la nostra vita insieme con la sua bontà e la sua allegria». Nel cuore di Luciano c’era tanto spazio anche per il volontariato: «Raccoglieva materiale per i mercatini di solidarietà. Collaborava con quello dell’Ado e con quello di Aguscello», interviene il figlio Alessandro. «Quello che amava era il contatto con la gente - continua la moglie, inconsolabile, dopo aver ricevuto l’abbraccio di una vicina arrivata per porgere le condoglianze - Il suo primo pensiero era sempre la famiglia, se comprava qualcosa, non era mai per lui, ma per noi».
L’ultimo omaggio
Anche l’affetto per i suoi genitori era rimasto presente, oltre la morte. Il giorno prima di morire Luciano aveva assistito alla messa in suffragio dei suoi cari, e aveva portato una palmetta pasquale sulla tomba del papà, nel cimitero di San Luca. Mercoledì stava andando al cimitero di Aguscello, per offrire lo stesso omaggio alla mamma, quando è stato falciato da un’auto e strappato per sempre all’amore dei tanti che gli volevano bene. —
A.M.
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