Ore di lavoro all’osso e un buco di 14 milioni L’agonia del Mercatone
“C’è aria di novità nei punti vendita del Mercatone”. Appare come una presa in giro per i lavoratori quanto continua a essere annunciato all’interno del punto vendita di Ferrara, l’unico aperto nella giornata di sciopero indetta ieri dai sindacati Cgil, Cisl e Uil per protestare contro l’istanza di ammissione al concordato preventivo e molto uniti in questa battaglia per la tutela dei posti di lavoro.
Preoccupazioni che l’incontro al Ministero di ieri pomeriggio ha reso ancora più concrete, con la conferma di una perdita di esercizio di 14 milioni, tale da configurare una situazione gravemente compromessa.
Contratti più miseri
Il problema si trascina da ben quattro anni, quando il gruppo venne messo sotto amministrazione straordinaria. Due gli acquirenti: uno ha in carico circa un quarto dei punti vendita, conosciuti con l’insegna “globo”, mentre la maggior parte è rimasta sotto l’effige “Mercatone Uno”, e capitanata dall’imprenditore Rigoni del gruppo Shernon. «L’unico socio di Shernon tiene riservata la trattativa di ricapitalizzazione che doveva avvenire già dallo scorso 19 marzo» spiega Luca Benfenati (Cisl), precisando che la richiesta di concordato preventivo è una anticamera di fallimento.
«È una tristezza, hanno preso in giro i lavoratori e si sono negati al confronto con il Ministero dello Sviluppo Economico, malgrado il precedente impegno biennale già preso», tuona Giorgio Zattoni (Uil), aggiungendo che i lavoratori sono già passati da contratti di 38 ore settimanali, a ben più miseri contratti di 28 e 24 ore, scendendo alle attuali 20.
Tfr bloccato
«Il grave rischio è che con questi contratti vi siano penalizzazioni sugli eventuali ammortizzatori sociali, oltre alle difficoltà nel recupero della quota Tfr, al momento bloccata dall’Inps» conclude Zattoni. I delegati di Cgil segnalano che gli stessi lavoratori vorrebbero continuare nell’impegno, ma questo è sempre più difficile. Vicino ai lavoratori anche il candidato sindaco, Aldo Modonesi. Nel Ferrarese sono occupati un centinaio gli addetti tra i punti vendita di Ferrara, Mesola e San Giuseppe, al quale si affiancano i circa 50 dipendenti di Occhiobello. La crisi riguarda complessivamente 1.500 lavoratori in Italia .—
Stefano Balboni
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