La Corte di appello dà ragione ai docenti «Risarcite i precari»
Avevano tutti i diritti e le prerogative professionali per essere assunti come insegnanti a tempo indeterminato, eppure per anni la loro legittima aspirazione non è mai stata esaudita, relegandoli ancora una volta alla quasi perenne condizione di precari.
A risolvere la questione a favore della Cgil, che con la tutela legale dell’avvocata Rosamaria Albanese ha presentato i relativi ricorsi, ci ha pensato la Corte di appello di Bologna, che il 4 aprile scorso con 2 pronunce ha ordinato che questi precari siano risarciti.
La sentenza della Corte di appello che ora potrebbe aprire la strada ad altri ricorsi, riguarda una decina di lavoratori della scuola (sia docenti che personale Ata) che da anni ambivano ad uscire dal recinto del precariato.
In particolare, gli atti della Corte di appello ordinano la ricostruzione della carriera di questi insegnanti precari e il risarcimento del danno economico patito.
«Solo tra Ferrara e provincia ci sono ottomila insegnanti che si trovano in questa condizione – ha detto Hania Cattani, della funzione pubblica Cgil – e quindi speriamo che questa sentenza inverta una situazione, quella del precariato nella scuola, divenuta ormai atavica e su cui la Cgil è impegnata da decenni. Una situazione – ha detto ancora la Cattani – che riguarda anche la trasformazione dei troppi contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato».
«Inoltre – le ha fatto eco l’avvocatessa Rosamaria Albanese, dello studio legale Guglielmi, che da anni tutela il sindacato in queste sedi giudiziarie – il Miur (Ministero Istruzione Università Ricerca, ndr) ha chiaramente abusato dei contratti a tempo determinato, eludendo – ha concluso l’avvocatessa Albanese – il principio di non discriminazione, fondamentale in qualsiasi rapporto di lavoro». —
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