Patto contro l’atassia Un progetto Unife
Le sindromi atassiche possono essere sconfitte solo dai progressi della ricerca medica e scientifica. Questo è l’obiettivo del patto etico e finanziario che unisce Aisa (Associazione Italiana per la lotta alle Sindromi Atassiche) e Fondazione Acaref Onlus. Un’alleanza nata per combattere le sindromi atassiche, un gruppo di malattie genetiche rare, progressive, invalidanti e incurabili del sistema nervoso centrale. Il principale sintomo è proprio l’atassia che si manifesta sotto forma di gravi disordini del movimento e della parola, fino alla perdita di autonomia e infine della vita del paziente.
Le associazioni sostengono un progetto di ricerca per l’Atassia Spinocerebellare di tipo I (Sca1), avviato nel 2016 al Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche di Unife, seguito dalla professoressa Peggy Marconi e dalla dottoressa Francesca Salvatori e in collaborazione col team di neurologi di Cona coordinato dalla professoressa Tugnoli.
«Il progetto – spiega Salvatori - prevede lo sviluppo di strategie di correzione genica per fermare la degenerazione delle cellule del cervelletto che fa produrre una proteina tossica, causa della patologia. Così si potrebbe bloccare la sintomatologia».
«Il sostegno dei donatori – aggiungono Marconi e Salvatori -ha permesso di acquistando un contenitore criogenico per azoto liquido, necessario per criopreservare le cellule estratte dai prelievi dei tessuti cutanei di pazienti con Sca1. Questo prezioso contributo insieme all’indispensabile e generosa partecipazione dei pazienti che hanno aderito allo studio, ci sta permettendo di creare una “biobanca” di fibroblasti cutanei essenziali per studiare l’efficacia della correzione genica e cercare di sviluppare una terapia personalizzata». —
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