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Reclutava prostitute e picchiava la ribelle Arrestato in città un richiedente asilo

Fabio Terminali

In manette un 24enne nigeriano, parte di una banda che faceva base a Torino. Al centro la tratta di giovani migranti

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Era andato più volte a Torino per vedere come procedevano gli “affari”. E usava le maniere forti: alle minacce seguivano le botte. Perché Angela, prostituta e nigeriana come lui, aveva cercato di ribellarsi ed era in ritardo nel pagare gli sfruttatori.

Paul Solomon, 24 anni, è accusato di essere parte integrante di una banda. Per questo è stato arrestato ieri nel centro richiedenti asilo di Cento di cui era ospite dal 20 luglio 2016, data di ingresso nel progetto Sprar.

reati pesanti

C’è anche lui tra le undici persone, otto donne e tre uomini, tutte provenienti dalla Nigeria, finite in manette sulla base di un’operazione condotta dai carabinieri del comando provinciale di Torino. La banda viene ritenuta responsabile di reati pesanti, come associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione.

In pratica, le giovani donne nigeriane (dall’indagine risultano almeno 18 ragazze) venivano reclutate nel loro Paese e sottoposte a un rito di magia voodoo. Dopo un lungo viaggio dalla Nigeria alla Libia, spiegano gli inquirenti, salpavano su gommoni diretti verso Lampedusa.

Ospiti nei centri di accoglienza, venivano poi prelevate dall’organizzazione e portate a Torino. Le giovani erano poi costrette a prostituirsi per fare fronte al debito contratto, che era pari a 25mila euro.

le botte

Le indagini sono state condotte tra dicembre 2016 e febbraio 2018. Sono le intercettazioni telefoniche, risalenti al 2017, a inchiodare Solomon.

Conversazioni con la sorella, Juliet Ogbona, una delle “maman” del gruppo criminale, da cui sono emerse le tracce del ruolo attivo, in qualità di intermediario, del 24enne nella vicenda.

Le pressioni su Angela affinché restituisse i soldi, derivanti dalla vendita del proprio corpo, ai “protettori”. Poi, le missioni a Torino. Come quella del 27 maggio 2017, quando la richiesta di chiarimenti rivolta alla giovane donna era sfociata nella violenza: percosse, schiaffi in pieno volto alla vittima, perché lei era in ritardo con i pagamenti. Botte senza alcuna pietà, riferite alla sorella via telefono.

i viaggi organizzati

Ma non basta. Da altre intercettazioni è emerso che l’ospite nella struttura di accoglienza centese aveva organizzato il viaggio in Italia di altri nigeriani. Era lui, dalla città del Guercino, a tenere i contatti con i trafficanti di persone, a reperire e far arrivare il denaro richiesto per il trasporto. Un anello indispensabile, insomma, di una fitta trama delinquenziale.

«Conversazioni inequivoche – c’è scritto nell’ordinanza che ha portato agli undici arresti di ieri – che evidenziano il pieno coinvolgimento di Solomon nell’ingresso illegale di diverse persone, tra cui un tale Goddy o Godwin, evidenziando così un grave quadro indiziario nei suoi confronti».

i riti voodoo

Juliet Ogbona, la “maman”, non aveva praticamente contatti con diretti con Angela, ma era diventata furiosa nei suoi confronti e le intercettazioni rilevano la sua pretesa, a tutti i costi, di riscatto del debito.

E i modi per raggiungere l’obiettivo erano a 360 gradi. Oltre a contattare i propri famigliari presenti in Italia, la “protettrice” parlava con quelli rimasti in Nigeria affinché si accordassero con i familiari di Angela per trovare una modalità di pagamento, minacciando il ricorso a riti voodoo pur di ottenere quanto dovuto e probabilmente concordato con i familiari stessi precedentemente il suo arrivo in Italia. —



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