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immigrazione e droga 

È il capo degli “Aye”, fa lo spacciatore e il picchiatore. E resta libero in città

Daniele Predieri
È il capo degli “Aye”, fa lo spacciatore e il picchiatore. E resta libero in città

Stephen Oboh, nigeriano, al centro dell’ultima rissa in Gad. Dovrebbe essere espulso. Ma non è facile: ecco perché

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Non è solo un “balordo” come l’aveva etichettato il ministro Salvini, Stephen Oboh, 27enne nigeriano, protagonista dell’ultimo fatto di sangue in piazza Castellina: in realtà è uno spacciatore, picchiatore, vittima di tentato omicidio nonché uno de capi della banda di nigeriani degli Aye, che contendono lo spaccio di droga in città agli Arobaga e che il 30 luglio scorso gli tesero un agguato per un regolamento di conti di droga, per ucciderlo con machete e catene.

Perché ancora qui?

Non solo “balordo”, e allora, perché Oboh - che come recitano i codici crea «turbativa di ordine pubblico» - non è stato ancora allontanato da Ferrara o espulso dall’Italia? Per spiegarne i motivi partiamo dal dopo botte e sangue in piazza Castellina. Oboh è stato “solo” denunciato per lesioni gravi sul rivale della lite, un albanese 40enne che abita in uno dei palazzi del quartiere. Con la sola colpa, stanco di veder spacciare sotto casa, di affrontare Oboh per dirgli basta: lui non aveva e non ha nulla a che fare con la droga. La colpa dell’albanese però sarebbe stata (al di là di quanto lui racconta nelle ricostruzioni giornalistiche che non corrispondono al vero) quella di aver provocato Oboh: che gli ha risposto picchiandolo. E allora per il nigeriano non c’erano gli estremi per l’arresto e dopo esser stato medicato per le lesioni riportate nella lite - 15 giorni di prognosi - gli hanno messo in tasca la denuncia e rimandato a casa. Di più non si poteva fare. Qualcosa di più, però, si farà contro Stephen Oboh degli Aye. A farlo potrebbe esserlo il questore che raccolti i riscontri sul suo conto, su precedenti e altro, potrà attivare l’allontanamento per motivi di ordine pubblico. E chiedere alla procura il nulla osta per portarlo prima in un Cpr (Centro permanenza e rimpatrio) e da qui farlo tornare a forza in Nigeria. E non facile, non come annunciarlo in un tweet alla Salvini. Oboh, come ricordiamo, è stato vittima del tentato omicidio di via Morata: l’agguato con machete. È testimone chiave del processo contro 8 componenti della banda degli Arobaga, in carcere in attesa di processo. Che si celebrerà sulla base delle accuse di Oboh, per cui la procura ha già svolto un incidente probatorio rendendo valide le sue accuse, nel caso sparisse da Ferrara. In teoria, pertanto non vi sarebbe nessun impedimento per cacciarlo da Ferrara. Oboh, da quanto si apprende, ha ancora in corso il permesso di soggiorno per motivi umanitari, in scadenza. Per questo e per i problemi creati in città, potrebbe essere allontanato, ma con riscontri e prove certe. In attesa di questo è fuori, libero di fare ciò che sa far meglio, spacciare e picchiare (lo aveva fatto anche coi carabinieri ad un controllo). E per allontanarlo da Ferrara, informano addetti ai lavori, occorre anche che il paese di nascita, la Nigeria, voglia accoglierlo. Per fortuna, negli ultimi mesi, tra Italia e Nigeria i rapporti sono migliorati e c’è un nuovo accordo sollecitato dal ministro Salvini per i rimpatriati nigeriani. Nel caso in questione, però, la macchina dell’espulsione deve mettersi in moto con la garanzia della tappa finale: ficcare Oboh su un aereo per la Nigeria.

Parcheggiati nei Cpr

Lui, pur allontanato da Ferrara, potrebbe venire solo parcheggiato in un Cpr in atteso di rimpatrio: al massimo per 180 giorni, col rischio che allo scadere possa tornare libero, a Ferrara. Per capire la macchinosità della macchina, ci viene in aiuto un caso di questi giorni: per un 30enne egiziano, fermato in città dal controllore su un bus Tper senza biglietto, e controllato in questura, è emerso che era irregolare e pregiudicato. La Polizia l’ha portato al Cpr di Torino, rimpatrio in Egitto. Se e quando ci arriverà, non è dato saperlo. —

Daniele Predieri

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