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Farmaci innovativi, dal 2020 stop ai fondi per il trattamento dei pazienti con epatite C

Gi.Ca.
Farmaci innovativi, dal 2020 stop ai fondi per il trattamento dei pazienti con epatite C

A fine anno scade il triennio finanziato dal precedente governo. La terapia debella il virus, a Ferrara oltre 150 persone curate nel 2018  

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FERRARA. Il 2020 potrebbe essere un anno di retromarcia per la sanità nazionale. Sparirà infatti la qualifica di “innovativi” per i farmaci di ultima generazione impiegati negli ultimi tre anni per debellare il virus dell’epatite C nei pazienti che possiedono i requisiti per essere ammessi alla terapia. La conseguenza sarà l’azzeramento del fondo specifico stanziato dal precedente governo per il sostegno di questi costosi ma efficacissimi trattamenti sanitari.

Il ciclo di tre anni. Questi medicinali hanno raggiunto una percentuale di successo nel trattamento della malattia che fa oggi ben sperare nella possibilità di eradicare il virus Hcv entro il 2030.

Decine e decine di pazienti (156 nel 2018) sono stati curati a Ferrara e oggi nel loro sangue il virus non è più presente. «Questi farmaci garantiscono un’altissima performance e sono risolutivi in più del 90% dei casi», conferma la dottoressa Laura Sighinolfi, responsabile dell’Unità Hiv-Aids del reparto ospedaliero di Malattie Infettive del Sant’Anna. Il costo di queste medicine si è abbassato del 90% negli ultimi anni e oggi, a fronte dei 40mila euro iniziali per confezione è sceso a 4.000/4.500.

«In Emilia Romagna il fondo per i farmaci innovativi, che finanzia anche le terapie all’avanguardia per tumori e malattie rare, ammonta a circa 40 milioni di euro l’anno e la Regione ha integrato la somma stanziando circa 6 milioni di euro - precisa Laura Sighinolfi - Se la spesa per alcuni tipi di farmaci non sarà più sostenuta col fondo dedicato a questa tipologia di trattamenti i soldi dovranno essere recuperati dai fondi ordinari, circostanza che rende meno certa per il futuro la disponibilità delle risorse assegnate fino ad oggi. Un discorso che si può estendere, conclusi i tre anni previsti per l’attribuzione della qualifica di “farmaci innovativi”, anche a quelli oncologici e somministrati per contrastare gli effetti delle malattie rare».

Lotta contro il tempo. Insomma, bisognerà fin da ora a pensare come sostituire le risorse che hanno consentito fino ad oggi di trattare oltre 17Omila pazienti italiani affetti da epatite C, come ha rilevato la Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva (Sige) e ha confermato l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Incerte le stime sui pazienti “sommersi”, quelli non sottoposti ad alcun trattamento, che rappresenterebbero i due terzi del totale (circa 300mila).

Numeri che confermano che la malattia è ancora ben presente in Italia e che servono risorse ingenti per curare tutti i portatori del virus. L’impiego di questi farmaci che drena importanti risorse all’interno della spesa sanitaria è da collocare in un’ottica di prospettiva: la loro efficacia tende a limitare la presenza del virus nella popolazione e, quindi, ad abbassare in futuro il costo complessivo delle cure per chi - cronicizzato - necessita poi di terapie e trattamenti somministrati per combattere gli effetti di una infezione gravemente invalidante che può portare al decesso.

Per individuare i portatori della patologia su vasta scala servirebbe una capillare campagna di sensibilizzazione, in assenza di uno screening che potrebbe intercettare decine di migliaia di persone ammalate ma che non sanno ancora di esserlo. —

Gioele Caccia

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