Grandi Riso boom In Italia è salita al quarto posto in appena 15 anni
Premiato il salto da commercianti conto terzi a produttori «Nessun trucco, solo tanta passione per questo cereale»
Questa è una storia di lunga tradizione nel mondo della risicoltura, portata avanti dalla stessa famiglia dal lontano 1800, anche se l’evoluzione in tempi recenti ha cambiato completamente volto all’azienda. Il nome di questa famiglia è Grandi, le cui origini sono bolognesi ma ormai a tutti gli effetti ferrarese, come ferrarese è il riso coltivato, lavorato e venduto in tutto il mondo.
Un marchio, quello del riso Grandi, nato poco più di 15 anni fa su idea di Alessandro, capace in così poco tempo di portarlo al quarto posto nelle vendite sul territorio nazionale, dietro a colossi come Scotti, Gallo e Curtiriso. Il cuore di questa attività è a Pontelangorino, nella sede di una ex Cooperativa, dove arriva il cosiddetto “risone”, coltivato nei terreni di proprietà degli agricoltori del territorio limitrofo che partecipano alla produzione. Un passo importante, da vero e proprio trader (commerciante) altrui a produttore e, a sua volta, venditore del proprio riso. «La nostra è una famiglia da sempre nel riso - ci racconta Alessandro Grandi -, di fatto siamo in questo mercato da quattro generazioni, sotto varie forme. Tutto partì dalla riseria di Bentivoglio, poi divenne Ravenna Risi con sito produttivo a Ravenna, dove le navi dal porto lo trasportavano in tutto il mondo. Al contempo, eravamo quelli che fornivano le materie prime alle riserie».
il passo
La nuova storia di Grandi inizia nel 2002, quando Alessandro decide di dar vita a una filiera completa e corta, per entrare nel mercato italiano con due caratteristiche: migliore qualità (derivata dalla maggior conoscenza del prodotto grezzo) a prezzi ragionevoli, «in un momento di saturazione di mercato e consumi in ribasso», dice.
Ed ecco che nel 2004 nasce ufficialmente il marchio Grandi Riso, che ad inizio attività era 158º in Italia ed ora è al quarto posto, bruciando le tappe e portando sul mercato un marchio locale. «Trucchi? Nessuno, solo la passione per questo cereale e la conoscenza dell’intera filiera. Il riso è un prodotto difficile, le piante sono immerse nell’acqua e c’è bisogno del costante intervento umano. Contano l’altezza dell’acqua anche in relazione alle dimensioni della pianta e il saper rispondere agli sbalzi termici notturni. Il bravo risicoltore sa ogni giorno di cosa ha bisogno la pianta, non è così per altri cereali».
la filiera
Per il riso si parte dalla semina, una volta raccolto viene portato alla Grandi Riso dove viene prima essiccato, poi lavorato, confezionato e venduto. La divisione all’interno dei silos a Pontelangorino è per qualità di riso e le differenze sono enormi. «Noi non vogliamo fare tutto, a ognuno il suo mestiere, preferisco che l’agricoltore si specializzi nella coltivazione, noi pensiamo al resto. Il vantaggio sta nel fatto che ottimizziamo i costi, perché avviene tutto nel raggio di pochi chilometri: l’agricoltore vende il riso a noi e per lui è finito tutto, non deve fare altro. Il territorio? Lo si è scoperto molto interessante rispetto a Lombardia e Piemonte dove ci sono i maggiori produttori. Qui c’è maggiore ricambio di aria e così vicini al mare è più pura. E comunque noi diciamo che il riso è più sano, se è più buono dovrà poi dirlo lo chef».
arriva l’igp
Dieci anni fa l’idea di certificare la qualità di questo riso e il progetto Igp partito poi quattro anni fa. Ma la partenza è stata complicata: «All’inizio non è stato facile convincere i produttori della zona - spiega Grandi -, ma noi abbiamo da subito garantito loro un prezzo minimo, un aumento se sale il mercato e un premio di produzione. Abbiamo creato valore sul territorio, aumentato gli investimenti e ora ci seguono tutti, al 100%. Ad esempio, nel 2018 abbiamo avuto un bilancio con forte perdita per alcune nostre operazioni. Ma hanno perso anche gli agricoltori del riso non Igp con prezzo sceso a 30 euro al quintale (la cifra break even era 40, ndr): se le cose vanno troppo male cambiano produzione, così li abbiamo aiutati fissando il prezzo a 50 euro, se vendono a prezzo maggiore hanno meno guadagno ma se vendono a prezzo inferiore hanno meno perdite. In questo modo si evitano picchi sia in alto che in basso e nel 2019 il bilancio sarà di certo in crescita. Le oscillazioni nel riso - aggiunge Grandi - sono incredibili, tre anni fa l’arborio passò da 100 euro al quintale a 25, con oscillazioni giornaliere».
il commercio
Grandi si occupa della parte commerciale, ovviamente una novità per l’azienda, sia per l’Italia che l’estero (Brasile, Cina, Medio Oriente e Stati Uniti i principali mercati). Gestendo lui la trattativa ha poi il grande vantaggio di poter decidere subito.
La produzione e vendita riguarda solo il riso, sotto varie vesti ma solo riso: «Conosciamo questo, non faremo altro». La gamma di prodotti va dal riso classico puro (Igp), speciale, integrale, il basmati è l’unico che arriva dall’estero (dal Pakistan), poi c’è il venere ed i risotti pronti. «Amo dire che ho fatto tutto: a 18 anni il facchino, a 20 ero in campagna, a 22 in ufficio e alla Borsa a Milano (collaborando con il Consorzio agrario e il manager ferrarese Adriano Facchini, ndr), così è più semplice rapportarsi con i dipendenti. Quando guardo avanti - chiude Grandi - penso a mio figlio di 8 anni: capisco come sia impossibile, non difficile, ereditare un’azienda così. Un conto è partire da zero, un conto arrivare in un mercato così ricco di oscillazioni dove in un attimo può finire tutto...».Ma al momento le oscillazioni per Grandi Riso sono tutte verso l’alto. —
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