L'allarme di Confagricoltura: pochi lavoratori nei nostri campi
Ferrara, il direttore Cavalcoli: colture a picco senza lavoratori stranieri. Difficoltà per la nuova legge in tema di immigrazione, agenzie e centri per l’impiego
FERRARA. «La mancanza di lavoratori rischia di mettere in ginocchio l’agricoltura ferrarese»: l’allarme al via della stagione agricola lo lancia il direttore di Confagricoltura Ferrara, Paolo Cavalcoli, che non usa giri di parole per sottolineare il problema che tutto il settore agricolo del Ferrarese ha di fronte. Poichè, ribadisce «sembra di essere tornati alla fine degli ani ’90, quando volgeva al termine la lunga stagione che aveva visto generazioni di donne occupate nelle attività stagionali nei campi».
Una volta tante braccia. Allora, ricorda Cavalcoli venne in soccorso dell'agricoltura il “decreto flussi” e a Ferrara arrivarono migliaia tra polacchi e rumeni, che di fatto risolsero il problema della carenza di braccia nei campi. Poi, l'ingresso nella Ue di Polonia e Romania ridimensionò drasticamente l’importanza del decreto flussi a Ferrara, a tal punto che negli ultimi anni le quote - sempre secondo i dati di Confagricoltura -, quote emanate con ritardo rispetto alle necessità delle aziende, si sono ridotte a poche decine di unità. A tutto questo si è aggiunto, nel tempo la crisi economica in Italia, il miglioramento delle condizioni di vita in Polonia e Romania, cresciute economicamente, e così le migliaia di lavoratori hanno preferito restare nei lor paesi piuttosto che venire a lavorare nella agricoltura ferrarese.
Una fotografia a fuoco da parte della Confagricoltura, che spiega che il settore agricolo ha fatto da ammortizzatore sociale, poichè «ha accolto molti lavoratori fuoriusciti dagli altri settori». Ma si è trattato solo di una parentesi per cui questi lavoratori si sono poi rioccupati nei settori dove avevano operato prima. E dunque, seppur temporaneamente, il loro contributo ha rappresentato un rimedio efficace alla fuoriuscita di tanti stranieri, neocomunitari, dal mercato del lavoro agricolo della nostra provincia.
Servono gli stranieri. «Oggi, invece, questo contingente di lavoratori ferraresi non è più disponibile: tanto che lo scorso anno - prosegue Cavalcoli - i lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per motivi umanitari hanno rappresentato un importante serbatoio di manodopera per le aziende agricole della nostra provincia». E allora che fare? Il problema si complica perchè ricorda lo stesso Cavalcoli «oggi le modifiche normative (del Governo in materia di immigrazione, ndr) parrebbero poter precludere il ricorso a tali soggetti, perché molti di loro difficilmente potranno ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno».
Da qui la richiesta: «Non sarebbe più opportuno trattenere attraverso la concessione di permessi di soggiorno temporaneo per lavoro stagionale questi soggetti?».
Per chi ha contratti. Si potrebbe, la proposta di Confagricoltura, regolarizzare la posizione di «coloro che siano in grado di documentare l'esistenza di una proposta di assunzione da parte di un datore di lavoro, piuttosto che procedere al loro rimpatrio, ammesso che ciò poi avvenga effettivamente, ma questa è tutta un'altra storia». Una analisi molto concreta, da parte di Confagricoltura, poichè molti immigrati sono da tempo presenti nel Ferrarese con rapporti di lavoro con aziende agricole che hanno investito sulla loro formazione e immaginavano di poter contare sul loro aiuto anche in futuro. Insomma, un investimento che va perduto. Dall’altra parte, vi sono poi le lunghissime procedure previste per il rilascio dei permessi di soggiorno «che rende estremamente disagevole, per il datore di lavoro agricolo, comprendere se il lavoratore extracomunitario che si propone per l'assunzione, ha le carte in regola per poter rimanere in Italia e conseguentemente instaurare un rapporto di lavoro», sottolinea Cavalcoli in modo diretto.
Tutto si complica. Per le aziende agricole, dunque «oggi la situazione è estremamente complicata perché i centri per l'impiego non hanno la capacità di incrociare l'offerta e la insufficiente domanda di lavoro; le agenzie per il lavoro private hanno lo stesso problema (difficoltà di reperire personale), così come il lavoro interinale, tra l’altro più costoso». E vista la gravità del problema, ecco l’appello di Confagricoltura«che rischia di mettere a repentaglio la sopravvivenza dei nostri prodotti tipici, si invita chi è in cerca di un’occupazione in campo agricolo a rivolgersi fin da subito ai centri per l’impiego». —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
