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Un lungo saluto allo scultore Chiesa gremita e commozione

Vincenzo Trapella
Un lungo saluto allo scultore Chiesa gremita e commozione

L’omaggio di tanti compaesani e colleghi durante i funerali dell’artista codigorese Il parroco: «Era come se riuscisse a vedere l’invisibile e a raccontarcelo»

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CODIGORO. Sono stati tanti i codigoresi che ieri pomeriggio si sono radunati nella chiesa della Beata Vergine del Rosario di Codigoro per dare l’ultimo saluto a Massimo Gardellini, scultore e pittore che si è spento il giorno all’hospice, il giorno di Pasqua, dopo aver a lungo lottato contro una malattia che, purtroppo, non gli ha lasciato scampo. L’artista aveva 77 anni.

Sentendo forse che la morte era vicina, Gardellini aveva “interpretato” il suo canto del cigno nel dicembre scorso, con una mostra di pittura e scultura alla sala civica della Pro Loco di Codigoro dopo un lungo tempo di silenzio.

la cerimonia

Perché chiesa del Rosario, quando, per competenza territoriale, la messa sarebbe dovuta celebrarsi in San Martino di piazza Matteotti? Per espressa volontà dello scomparso. La bara d’abete bianco contenente le spoglie dell’artista si intravedeva già a una ventina di metri dall’androne del tempio cristiano di viale Resistenza. Accanto il monumento che lo stesso Gardellini dedicò alla bracciante. Un momento molto toccante. A dare l’ultimo addio all’artista codigorese, appunto entro la chiesa del Rosario, c’erano tante persone.

La sindaca, Sabina Zanardi, i due ex sindaci, Casellati e Pandolfi, il consigliere comunale in carica, Marco Finotti e tanti colleghi nati con l’Accademia Pomposiana e cresciuti, in seguito, autonomamente in propri studi dove hanno, ognuno, segnato la propria arte nella sua espressione migliore. Dalla poi Romagna sono arrivati anche molti cugini di cognome, Gardellini, dalla provincia, Gianni Da Ronche e consorte.

parole d’affetto

Ha officiato, l’arciprete, don Pietro Predonzani che nella sua omelia tra l’altro ha detto: «Sembrava che vedesse l’invisibile e ce lo raccontava e noi allora ci sentivamo più uomini».

Il pittore, Eros Pandolfi, «avevamo da giovani lo studio insieme. Abbiamo fatto mostre ed estemporanee ancora insieme siamo invecchiati, infine, insieme». Jos Peeters, ci siamo conosciuti ad Ostellato dove abbiamo dipinto un murales ciascuno, poi l’amicizia è continuata oltre che sul piano artistico anche su quello dell’amicizia. Mentre don Pietro recita davanti alla bara già sul furgone per il Crematorio, Lino Telloli, classe 1925, «Gardellini ha ricoperto diverse cariche pubbliche negli enti derivati. È diventato presidente della biblioteca subentrandomi - ricorda commosso - Eravamo molto amici, ed abbiamo allestito mostre d’ogni tipo, insieme». —

Vincenzo Trapella

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