Si porta il panino da casa per non essere bocciato
Il figlio ha fatto troppe assenze, la madre non vuole la mensa e il caso si complica La scuola applica le regole: non ci sono condizioni per consumare il pasto esterno
Alla fine tutti hanno ragione, ma a farne le spese è un ragazzo di seconda media delle scuole della città che per non rischiare di essere bocciato aveva scelto di portarsi il panino da casa: lo aveva deciso la madre per non fare registrare assente il figlio (l’ora di refezione fa parte dell’orario scolastico, tre volte a settimana), innescando così il classico caso che mette in luce tanta burocrazia e altrettante regole che la scuola deve far rispettare nell’interesse di tutti, pur a scapito del singolo. Proprio la scuola non potendo garantire per motivi di sicurezza, sorveglianza e igiene sanitaria (come prevedono, appunto, le regole, in quanto il ragazzo dovrebbe consumare il pasto in modo isolato, lontano dagli altri), non può permettere al ragazzo di mangiare il panino a scuola. Ma il caso ruota, in realtà, attorno alle troppe assenze che ha fatto durante l’anno per motivi di salute: venendo segnato assente nelle ultime settimane, sforerebbe il tetto previsto, pena la bocciatura.
Caso intricato
Il caso è un po’ intricato: non ci sono, come in altre situazioni, motivi legati a problemi economici della famiglia o di salute o di intolleranze del ragazzino, ma è una storia a sè. La mamma, la signora Valentina, protesta e si chiede «perchè non mi è permesso di poter far consumare il panino a scuola per mio figlio», facendo leva anche sulla nota del Ministero del 2017 che permetteva questa possibilità (in realtà, non è proprio così). Da qui è nato un confronto con scuola, direzione didattica e comune (referenti che ha interpellato). Con la direzione che risponde che il figlio durante l’anno ha fatto troppe assenze: il limite accettato è di 306 ore su 200 giorni di obbligo scolastico. E avendo lui fatto 328 ore di assenza di cui 280 non documentate (se la mamma lo facesse, potrebbe avere una deroga su queste), ha solo un residuo di 26 ore di assenza: un bonus, che nel prossimo mese potrebbe essere sforato, portandolo a rischiare di essere bocciato. La scuola ha risposto alla madre che il panino da casa non è possibile consumarlo all’interno, queste le regole: perchè la nota del Miur (ministero) dice sì ai pasti esterni, ma decidono le scuole solo se sono garantite condizioni di sorveglianza (chi sta col ragazzo durante il pasto) e spazi (ambienti a parte per motivi igienico-sanitari). Nella scuola media in questione non ci sono queste condizioni, dunque non si può mangiare qualcosa portato da fuori. Piaccia o non piaccia, queste le regole: atti di tutela per evitare rischio di intossicazioni, in quanto non si può controllare il tipo di alimento portato dall’esterno. Dunque, ecco che una storia, pur intricata come questa, riporta d’attualità il problema che si rinnova quando studenti (di ogni scuola) scelgono di non usare il servizio mensa.
Pagare la mensa
La soluzione? La scuola ha chiesto, per il mese che resta, alla madre, di pagare la mensa. Lei risponde «di trovare assurdo pagare un servizio senza averne bisogno». Così, il ragazzo si assenterà per l’ora di mensa (abita a 50 metri da casa), sarà segnato assente e nel caso sforasse il bonus di 26 ore rimaste rischia la bocciatura. Portando la madre a pensare già al futuro: «mi trovo ingiustamente obbligata a cambiare scuola per questi disagi». —
Daniele Predieri
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
