Candidati, primo faccia a faccia sui temi strade, lavoro e tasse
Toni tranquilli e folta partecipazione nel confronto voluto da Confartigianato Tutti concordi sulla necessità di migliorare viabilità comunale e collegamenti
COPPARO. Il primo faccia a facciatra i candidati sindaco è stato organizzato da Confartigianato. I candidati Rita Benetti (Copparo Cambia), Monica Caleffi (M5s), Diego Farina (Copparo Progetta, Insieme per Copparo e Pd) e Fabrizio Pagnoni (Fi, Lega, FdI e La Lista) hanno risposto ai temi sollevati di fronte a una sala gremita di pubblico. Il vicedirettore provinciale di Confartigianato, Paolo Cirelli, ha ringraziato i candidati per la partecipazione in un dibattito dai toni tranquilli.
viabilità
Cirelli: «Le fortune di un territorio sono nelle vie di comunicazione. Il nostro soffre. Il tema come va affrontato?».
Benetti: «Lo stato delle strade ci penalizza. Ci sono progetti ma risorse limitate. Si deve investire, sulle strade e sul territorio. Renderlo appetibile e migliorare la situazione economica e poi trovare le risorse per lo sviluppo. Il territorio è un tutt’uno: non ci si fermi ai confini comunali». Caleffi: «Diamo una scossa al territorio con interventi a breve e a medio-lungo termine. Intervenire subito per strade, buche, ponti. Puntare al ritorno della ferrovia e collegare centri e frazioni con ciclabili: trovando, grazie ai fondi europei, i fondi necessari». Farino: «Quello della viabilità è “il” tema. Puntiamo al territorio. Indirizzeremo un terzo dei fondi del nostro piano, 300mila euro, poi oneri di urbanizzazione, probabilmente altri 200mila. Ma attenzione, questi soldi sono pochi. Una ciclabile per un pezzo di via Idris Ricci costerebbe 200mila euro. Anche raccogliendone di più si può intervenire in modo limitato. Copparo da sola è troppo piccola». Pagnoni: «Una viabilità decorosa è necessaria, si deve intervenire sulla manutenzione ma il Comune si deve fare sentire nelle giuste sedi. E far in modo che non ci possano dire no».
vecchi e lavoro
Cirelli: «La popolazione è in calo d invecchiata, ottocento posti di lavoro in meno in dieci anni, pochi giovani al lavoro. Cosa possono fare i Comuni e cosa le comunità?».
Caleffi: «Sostenere le imprese, snellire la burocrazia, ristrutturare la macchina comunale e istituire un ufficio di consulenza per i fondi europei. Ridurre le tasse comunali, per aiutare giovani e donne. Sconti per le piccole imprese. Creare bazar nei piccoli centri che possano vendere di tutto». Farina: «La risposta è investire. Noi siamo sempre impegnati nella ricerca di finanziamenti. Tanti interventi, come da indicazioni regionali, per la rivalutazione del territorio. È cambiata la legge sugli appalti. Noi vorremmo avviare un albo per assegnare sul territorio i lavori sotto certe cifre». Pagnoni: «Diamo spazio alle imprese locali, magari aumentando la quota minima per la quale è possibile l’affidamento diretto. In questo modo Pmi e imprese locali avranno una spinta positiva». Benetti: «Si deve fare tutto il possibile per favorire il territorio, migliorando e sviluppando il rapporto pubblico-privato per la crescita».
comune e azioni
Cirelli: «Ex municipalizzate: conviene cedere le quote detenute dai Comuni in aziende di servizi? Conviene realizzare e dismettere azioni e reinvestire sul territorio?».
Farina: «Dipende. Portano dividendi e, una volta cedute, è come cedere i gioielli di famiglia. Noi abbiamo Patrimonio, che è al 100% comunale e conviene tenerla. Azioni importanti, come quelle di Hera, sarei disposto a cederle solo per progetti strategici, come la bretella per la tangenziale est. Si può ridurre il portafoglio, ma deve valerne la pena». Pagnoni: «Anche per me dipende dalle condizioni e dal valore strategico. Cedere azioni di Hera darebbe benefici monetari immediati, ma si perderebbero i dividendi anno per anno. Credo ci si possa ragionare su, ma solo per attività di alto livello». Benetti: «Alcune devono assolutamente restare pubbliche, come l’acqua, ma ragionando sulla gestione. Ad esempio, abitando in Strada Bassa, vedo i fossi pieni di rifiuti. Non è solo inciviltà, vogliamo ragionare sulla loro gestione?». Caleffi: «Anche noi crediamo ci siano delle gestioni, come quella dell’acqua, che devono assolutamente restare pubbliche. Bisogna intervenire nelle gestioni, per avere tariffe meno alte. Non si può essere indifferenti alla gestione».
tasse e imprese
Cirelli: «Da noi la tassa più alta sul Pil. Crediamo che tassare il lavoro sia iniquo e odioso. Ci sono addizionali alte e tasse pesanti. E che ne pensate della spending review?».
Pagnoni: «Il discorso della fiscalità ci tocca da vicino. Possiamo puntare su tasse con piani finanziari per agevolare i pagamenti, ragionare sulle dilazioni sulle tasse. Sulla spending review pensiamo di applicarla con grande rigore e attenzione. Anche se magari, e scherzo, si rischia di chiudere il teatro». Benetti: «L’abbassamento delle tasse credo lo vorrebbero tutti. Bisogna ragionare attentamente sugli sgravi, anche per l’Imu sui capannoni. Si possono proporre piani, ridurre quando possibile la tassazione, anche se poi spesso le scelte dipendono da altri. Bisogna vedere chi può fare cosa, e rimane comunque necessario restare in diretto contatto con il mondo economico». Caleffi: «Credo sia necessario riformare la macchina comunale, ragionare sull’efficienza ed eliminare gli sprechi. Giusta una spending review, e abbassare le imposte come l’Imu sui capannoni. L’importante è fare in modo di pagare meno tasse in modo che tutti possano pagarle». Farina: «Ci sono tasse che non dipende da noi abbassare. Nei cinque anni che si stanno chiudendo abbiamo ridotto l’indebitamento e aumentato il fondo cassa. La spending review è da tempo che la stiamo facendo. Il teatro: ricordiamo che la stagione teatrale si paga da sola, il resto è scelta sociale per sostenere le associazioni». —
Alessandro Bassi
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