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Il lungo viaggio verso l’integrazione «Grazie Ferrara, saprò ricompensarti»

Alessandra Mura
Il lungo viaggio verso l’integrazione «Grazie Ferrara, saprò ricompensarti»

L’11 maggio Festa di Primavera nella casa per papà separati Mai da soli Il racconto del commercialista-volontario dell’associazione 

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LA STORIA

Ha un commercialista davvero speciale la casa “Mai Da Soli” per papà separati, la struttura aperta su proposta del presidente dell’omonima associazione, Stefano Ferrari, dove l’11 maggio a partire dalle 18.30 nel cortile di viale Alfonso d’Este 5, si terrà la Festa di Primavera. I partecipanti (prenotazioni entro il 6 maggio al 328 9045476) potranno conoscere gli ospiti di “Mai Da Soli” e trascorrere qualche ora in allegria con un gustoso apericena.

La festa è anche l’occasione per conoscere realtà tutte ferraresi che rischiano di rimanere sottotraccia, ma che rappresentano al contrario un esempio di tenacia, buona volontà e integrazione che vale la pena raccontare.

Contabilità...onlus

A tenere la contabilità di “Mai Da Soli”, la Casa che offre sette posti per papà separati con una permanenza massima di un anno, è Vincent Mouafo, 44 anni, arrivato ancora ragazzo dal Camerun a Ferrara, per studiare a Unife. Diciotto anni e due lauree più tardi (una in Economia e una, magistrale, in Mercati e Management) Vincent ha raggiunto i traguardi che si era prefissato: laurearsi e impegnarsi nel sociale.

Il servizio che svolge per “Mai Da Soli” è volontario e non retribuito, un sostegno importante da parte di chi conosce bene i sacrifici, la fatica e, all’inizio, anche la solitudine di trovarsi in un paese straniero, lontano da casa. Ma «Ferrara ha fatto tanto per me, e io sono pronto a dare il mio contributo per ricambiare e ringraziare per quello che ho ricevuto».

Il viaggio

Vincent aveva già conseguito una laurea in matematica e informatica in Camerun quando ha deciso di venire a studiare in Italia. Ha dunque intrapreso nel suo Paese un corso per imparare la lingua italiana, condizione obbligatoria per poter studiare all’estero. La sua insegnante, racconta, era bolognese ma, in barba a tutti i campanilismi, gli parlò così bene di Ferrara e del suo ateneo, gli mostrò delle foto così “convincenti” della città che Vincent non ebbe più dubbi, e scelse Ferrara. «Mi sono iscritto all’Università e intanto frequentavo a Cesta di Copparo un corso di formazione professionale per programmatore specializzato».

Lo stage termina un mercoledì e, ricorda Vincent con un pizzico di orgoglio, «il giovedì ho già cominciato a lavorare in azienda, dove sono rimasto per tredici anni, per pagarmi gli studi».

«Grazie Ferrara»

Non c’è tempo per lo svago: «Studiavo e lavoravo, correvo tutto il giorno, a lezione arrivavo tutto sudato». Ma la determinazione paga, e Vincent dopo la prima laurea ne consegue una seconda, e ora lavora in uno studio di commercialista. Senza trascurare la sua “vocazione” per il sociale, che esprime non solo nell’attività a “Mai Da Soli” ma anche nel Consiglio Pastorale della parrocchia di cui, lui, cattolico, è assiduo frequentatore.

Nel frattempo ha conosciuto sua moglie, sua connazionale, e ha avuto tre bambini “ferraresi”, tutti nati e cresciuti qui. «Con la mia storia - conclude Vincent - vorrei contribuire a dare un’idea diversa dell’immigrazione, troppo spesso legata a stereotipi e strumentalizzazioni che non fanno bene a nessuno, né ai migranti né agli italiani». —

Alessandra Mura

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