L’archivio Boldrini alla città Un pezzo di storia da scoprire
La famiglia cede il patrimonio privato: domani la cerimonia Silvia e Marcello Giorgi: «Fruibili documenti storici importanti per Ferrara»
È un pezzo di storia di Ferrara, nascosto. Racconta con carte, documenti, sentenze, atti la vita di una famiglia dal lontano 1647: è l’archivio Boldrini, 11 faldoni, fino ad oggi privato, ma che domani verrà donato (così come busti e altro) con una cerimonia al Teatro anatomico della Biblioteca Ariostea (ore 10.30), alla presenza di studiosi e autorità. Un archivio che racconta soprattutto di Gianbattista Boldrini, avvocato che ricoprì cariche importanti, nazionali e internazionali, durante la Repubblica Cisalpina, commissario del dipartimento del Basso Po nel 1790 e come ricorda lo storico Giuseppe Ghedini, che sulle carte Boldrini ha fatto una tesi di laurea ed è l’esperto dell’archivio, «fu lui ad abbattere le cancellate del Ghetto ebraico in via Mazzini e soprattutto fu uno dei fautori del movimento che portò il Tricolore a Reggio Emilia». A donare 11 faldoni di questo pezzo di storia nascosta sono i discendenti di Gianbattista Boldrini e soprattutto di Caterina Boldrini Scutellari, moglie di Antonio, figlio o di Gian Battista: «Abbiamo ritenuto fosse importante - spiegano Silvia e Marcello Giorgi, lontanissimi nipoti - che l’archivio storico della famiglia materna fosse reso accessibile alla cittadinanza». Documenti di cui fin da bambina, Silvia Giorgi ha saputo dal nonno. «Mi parlava delle carte di famiglia, ma la figura per me più scolpita nella mente è quella di Caterina Scutellari Boldrini, mia trisnonna». Ed emerge dalle carte proprio la figura di questa donna, definita una «ardente patriota» per il suo impegno nel Risorgimento, donna bellissima e indipendente: da una cronaca del 1848 si narra che fu lei a consegnare ai volontari romani vessilli e bandiera ricamate dalle donne ferraresi: cimelio oggi conservato nel museo del Risorgimento a Ferrara, a testimonianza dell’epoca dei grandi moti del 1848. «Per noi - spiegano Silvia e Marcello Giorgi - è un modo per onorare la famiglia materna e rendere fruibili documenti storici importanti per la città: abbiamo iniziato questo percorso con l’amministrazione ora felicemente concluso». Ultimo ma non ultimo, ricordiamo le vie già intitolate a Giambattista Boldrini e Carolina Scutellari: ora potremmo saperne di più, di quei nomi sulle targhe delle strade. —
D.P.
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