Militari in Gad confermati Salvini: il prefetto sceglierà come usare i nuovi poteri
Il ministro e leader della Lega anticipa i temi della visita in città e alla zona stazione «I migranti economici e i clandestini devono andarsene, non finire sulla strada»
L’INTERVISTA
La conferma dell’operazione Strade sicure, con tredici militari che resteranno impegnati a Ferrara, e i numeri dell’operazione martellamento. Un bilancio e un impegno nel tour elettorale che oggi porterà Matteo Salvini in città. Il leader della Lega, vice premier e ministro degli Interni, arriverà a Ferrara verso le 16.30, proveniente da Modena, e parlerà in piazzale Giordano Bruno.
Verrà alla Gad, nel quartiere più caldo di Ferrara sul fronte della sicurezza. A portare quale messaggio a residenti e concittadini?
«Che lo Stato c’è e ci sarà sempre di più. Da quando sono Ministro ogni giorno, grazie al generoso lavoro di migliaia di uomini e donne delle forze dell’ordine, stiamo riconquistando interi territori alla legalità. Dalle baraccopoli in Puglia e Calabria, passando per i quartieri più difficili di molte città, il mio impegno è quello di difendere i cittadini onesti soprattutto dove la pressione migratoria, la delinquenza e il degrado sono stati per troppo tempo sottovalutati dalla cultura buonista della sinistra. Mi pare che anche da voi a Ferrara ne sappiate qualcosa: non era forse della vostra città l’assessore di sinistra che aveva liquidato il problema Gad come una questione di insicurezza solo percepita, quasi che la colpa fosse dei cittadini spaventati e non di chi delinque o crea degrado? Chissà se ha cambiato idea dopo che sono iniziati a spuntare i machete, le risse, i cassonetti rovesciati per strada... roba da matti…».
Il 17 aprile, il giorno dell’ennesima rissa alla Gad, lei preannunciò la direttiva per dare più poteri ai prefetti nelle “zone rosse”. Cosa può fare in concreto il prefetto in una situazione come questa?
«Il prefetto Campanaro sa di poter contare sulla massima fiducia da parte del ministero che ho l’onore di guidare. In questo senso con le ultime circolari riguardo le zone rosse e altre misure preventive, abbiamo ampliato il ventaglio degli strumenti legali di intervento concreto. Su quali scegliere per l’area Gad lo deciderà in piena autonomia e in concerto con il comitato provinciale per la sicurezza che si riunirà in tempi molto brevi».
Lo spaccio al minuto a Ferrara è dominato da gruppi di nigeriani. Ci sono evidenze investigative che possano identificare questi gruppi come “mafia nigeriana”? E se sì, perché non vengono utilizzati con i nigeriani gli strumenti giuridici solitamente impiegati per le mafie?
«Vengono utilizzati eccome, invece. Sia gli strumenti investigativi a disposizione di polizia e carabinieri, che abbiamo potenziato e potenzieremo proprio nell’ottica di contrasto a questo genere di criminalità, sia le leggi che già oggi equiparano tutti i sistemi mafiosi al medesimo regime giuridico. Sta poi alla magistratura, e non al ministro ovviamente, verificare cosa è mafia e cosa non lo è, ma questo non cambia una virgola nel nostro impegno di prevenzione, controllo e sradicamento di questi atroci e odiosi fenomeni che, ricordiamolo, sono arrivati in Italia a causa delle ondate migratorie senza regole a cui i precedenti Governi hanno esposto le nostre frontiere».
Aveva promesso più agenti di Polizia a Ferrara. Nel 2019 sono arrivati 13 agenti in Questura, a fronte di un numero simile di uscite. I distaccamenti della Polizia stradale di Argenta e Codigoro non hanno possibilità di uscire di pattuglia, la Polizia postale lamenta carenze di organico. A che punto sono i concorsi per nuove assunzioni? C’è possibilità di irrobustire gli organici ferraresi?
«Stiamo lavorando per potenziare ovunque il sistema sicurezza delle nostre città. Nel caso della provincia di Ferrara fin qui abbiamo stanziato oltre 400.000 euro per potenziare i servizi di videosorveglianza, incrementato la pressione sulla malavita grazie a rinforzi specializzati nell’anticrimine distaccati di volta in volta dai territori vicini, confermato il protocollo esistente sul controllo di vicinato. Solo per quanto riguarda la Gad invece, nel 2018 sono stati effettuati 166 servizi straordinari, con 4.618 persone controllate ed identificate, 65 arresti e ingenti quantità di droga sequestrata. Negli ultimi tre mesi i posti di controllo sono stati 149 con altre 2.816 persone controllate ed identificate (di cui 1.855 straniere). Vuole sapere quanti arresti? Diciotto. Quanti di questi cittadini stranieri? Diciassette. E non finisce qui: 46 denunce (di cui 40 di stranieri), 76 espulsioni (di cui 36 accompagnati ai Cpr, 5 accompagnati alla frontiera, 32 ordini di abbandono del territorio e 3 abbandoni volontari del territorio), oltre al sequestro di 219, 316 grammi tra eroina e cocaina e di 313, 29 grammi di cannabinoidi».
Impegni per il futuro prossimo?
«Abbiamo confermato per Ferrara anche l’operazione “Strade Sicure” che si concretizza con 13 militari, impiegati a pattugliare proprio la “Zona Gad”, con percorsi di volta in volta concordati in ambito di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, ai fini dell’integrazione del dispositivo di controllo del territorio. Ripeto, lo Stato c’è e ci sarà sempre di più».
Il decreto sicurezza ha ridotto le risorse per l’accoglienza dei richiedenti asilo. Il recente bando prefettizio per i Cas è stato disertato da coop e onlus che avevano finora garantito l’accoglienza di oltre 700 migranti nel Ferrarese; c’è stata una sola offerta, giunta da fuori provincia, per un numero limitato di posti, che è ancora al vaglio della Prefettura. Come evitare il rischio che queste persone finiscano in strada?
«Le valutazioni di conformità e d’impatto territoriale competono alla Prefettura di Ferrara, mi lasci però dire che con il Decreto Sicurezza noi abbiamo razionalizzato le risorse per l’accoglienza dei richiedenti asilo, concentrandoci su poche precise voci di spesa: vitto, alloggio, tutela sanitaria, mediazione linguistica che sono ovviamente garantite per tutto il tempo necessario prima che l’apposita commissione territoriale determini se questi richiedenti hanno effettivamente diritto alla protezione oppure no».
Qual è la distinzione?
«Se scappano davvero dalla guerra, allora l’accoglienza continua con progetti mirati di integrazione, gli altri invece, i migranti economici, i clandestini, devono abbandonare il territorio nazionale. E questo a garanzia e tutela dei profughi veri in primis, oltre che degli italiani che non vogliono più pagare di tasca propria il mantenimento di persone che non hanno alcun diritto di stare nelle nostre città. Nessuno finisce per strada».
Unife si è candidata a sperimentare una riforma dell’accesso a Medicina che superi il binomio numero-chiuso test. Il progetto ha riscosso consenso, ma il Miur ha intanto confermato il vecchio schema anche per il prossimo anno. Non è il suo dicastero, ma sa aggiornarci sulla questione?
«Si tratta di una sperimentazione molto interessante che vede l’Università di Ferrara e il Miur in costante contatto per valutarne i punti di forza e le criticità. È ancora presto per parlare di risultati, ma di certo si tratta di un’iniziativa che dimostra la voglia di innovazione e la capacità di aggiornarsi alle nuove esigenze della società, dopo troppi anni di immobilismo e inerzie burocratiche».
La campagna elettorale ferrarese è entrata nel vivo. Che sensazioni ha?
«C’è grande voglia di cambiamento e di concretezza. Ovunque. Le persone si sono stancate delle promesse a buon mercato, degli interventi estemporanei, di chi cerca diversivi e distrazioni rispetto ai grandi e piccoli problemi di ogni giorno. Noi questa sfida l’accettiamo. Quello che abbiamo detto in campagna elettorale, ora lo stiamo trasformando in provvedimenti concreti, fedeli e leali al mandato che ci hanno dato milioni di italiani, anche quando costa polemiche, accuse di sequestro di persona, tensioni. È lo stile della Lega che da anni governa bene in molte Regioni, Province e Comuni. Siamo pronti a farlo anche a Ferrara».
Da queste parti, il tracollo della sinistra alle Politiche è stato segnato anche alla questione Carife. I risparmiatori traditi che vi hanno ampiamente premiato immaginando di poter ottenere ristori automatici e pieni, ora però mostrano segni di impazienza. È stato messo a disposizione un miliardo e mezzo, ma le procedure di rimborso tardano ancora, e la misura del 30% è meno di ciò che ci si aspettava. Cosa può dir loro?
«Che faremo tutto il possibile perché possano avere quanto spetta a ciascuno di loro. Se non ci fossero state le demenziali regole dell’Ue sugli aiuti di Stato avremmo risolto tutto con un decreto, come sarebbe normale per un Paese sovrano. Presto però, con il voto degli italiani il 26 maggio anche questa Europa che stritola i popoli e umilia i territori finalmente cambierà».
Come si conquista Ferrara?
«Con poche parole e molto lavoro. Ripeto, concretezza, presenza tra la gente, risposte certe in tempi certi. La fiducia viaggia su questi binari, da sempre. Il resto sono solo chiacchiere che lasciamo volentieri agli altri».
Ha una raccomandazione particolare da affidare ad Alan Fabbri?
«Alan è un ragazzo di cuore, uno che non si è mai risparmiato di fronte alle sfide più difficili, ad esempio quando, da sindaco di Bondeno, si è occupato della difficile ricostruzione del suo Comune dopo il terremoto. Ha molta esperienza amministrativa, è dotato di una speciale creatività pragmatica che gli permette di trovare soluzioni efficaci e semplici a problemi complessi. Soprattutto non si perde mai in menate inutili, perché sa bene che la politica è soprattutto ascoltare e lavorare duro. Insomma, per Ferrara Fabbri è davvero l’uomo giusto». —
Cr.F
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