Salvini: castrare pedofili e incarcerare spacciatori Poi è solo selfie-show
In 1.500 al comizio in zona Gad del ministro: alla fine un’ora e mezza di foto In coda vecchi simpatizzanti, militanti, giovani, diverse persone di colore
«Ai pedofili e agli stupratori serve la castrazione chimica, non li voglio in giro per Ferrara. Salutatemi i compagni, hasta la victoria siempre». Sono di poco passate le 18 e sul palco baciato di nuovo dal sole, dopo la puntuale pioggia delle 17, Matteo Salvini ha concluso il suo comizio, una ventina di minuti scarsi di fronte a 1.500 persone, con diverse bandiere di Fratelli d’Italia. Finita qui la tappa ferrarese del ministro? Nemmeno per sogno, il Salvini show deve ancora cominciare. Un paio di risposte alle tv che aspettavano sotto il palco, «conto sul prossimo sindaco Fabbri per sistemare il Gad, servono sindaci attenti», poi ecco la perfetta macchina del selfie che si metta in moto. «Tutto il sottopalco si sposti a destra, il resto deve essere libero per chi vuole farsi la foto» si bracciano gli addetti alla sicurezza. Lui, il leader leghista, si piazza di fronte alle transenne e comincia ad abbracciare le persone per gli scatti.
fino all’ultimo
«Mi fermo fino all’ultimo selfie» aveva detto nel comizio, e così è stato: se ne andrà alle 19.40, dopo aver soddisfatto anche lo staff dei vigilantes e Naomo Lodi. Un’ora e mezza di selfie ininterrotti, con la capacità di trovare immediatamente il touch di scatto in ogni marca di telefonino, e il sorriso inossidabile. Matteo Renzi, il primo politico ad attivare questa forma di propaganda, si limitava a qualche decina di foto alle transenne: un dilettante, al confronto. «Questa di Ferrara in effetti è la coda più lunga del tour emiliano - rifletteva Gianluca Vinci, segretario regionale leghista - Contate pochi secondi a selfie (in realtà di più, perché c’è chi gli strappa due parole, un bacio, ndr), e moltiplicate per tutti i contatti delle bacheche Facebook di queste persone...».
C’è veramente di tutto in coda per uno scatto. I primi sono quelli dello staff, «sono qui da stamattina alle 9, eravamo in una trentina» racconta un palchista che resterà fino alla fine. «Lo aspetto dalle 14, vengo da Bologna» dice il militante Donato, 27 anni. Corsia privilegiata per le persone in carrozzina, ma poi si mescolano candidati alleati, giovani, portatori d’interessi e semplici simpatizzanti. E i nigeriani della Gad, una decina dei quali aveva rincorso Salvini nel percorso a piedi dalla stazione girando video, per il nervosismo degli agenti Digos: «Io sono in favore suo, perché può fare qualcosa per il lavoro - diceva Loveth Adine, 35 anni, che fa la foto assieme alla figlia Angela, 7 anni - Sono qui da 3 anni, in Italia da 7».
le parole
Promesse e slogan finiscono in secondo piano, nel Salvini show. E anche con quelli scatta qualche standing ovation. «Una procura vuole processarmi perché ho fermato per 5 giorni uno sbarco? Lo farò finché campo». «Le case popolari bisogna darle alle persone per bene, chi spaccia torni da dov’è venuto». «Alan, vai a sgombrare tutto quel che c’è, meno canne». «Le coop rosse sono sparite perché siamo passati da 35 a 20 euro a migrante? Vuol dire che lo facevano per quattrini». E poi «finiremo di smontare quella schifezza della legge Fornero».
Fabbri aveva avuto il tempo di ricordare di aver allestito il palco «qui alla Gad volutamente, è il simbolo del degrado di questa città. Siete in tantissimi, la risposta più bella alle scritte che alcuni delinquenti hanno lasciato in città questa notte». La Digos guarderà le immagini delle telecamere. —
Stefano Ciervo
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