Applausi, ricordi e lacrime per il pittore e volontario
Chiesa gremita per l’ultimo saluto all’artista e dirigente della Codigorese Il granata della squadra spiccava tra il bianco dei fiori. «Un uomo eccezionale»
codigoro. Centinaia di persone, già mezz’ora prima dell’orario annunciato, hanno affollato il piazzale antistante la chiesa della Beata Vergine del Rosario, ieri a Codigoro, per partecipare al funerale di Massimo Minguzzi.
i funerali
In tutta la zona tra la Coop e lo Stadio non si trovava uno spazio per parcheggiare. Il feretro è giunto davanti al piazzale alle 15.30 esatte ma non è entrato. Una squadra di giocatori della prima squadra della Codigorese hanno portato a spalla la bara fino all’entrata in chiesa fra due ali di persone e in prima fila erano schierati i mini giocatori della scuola di calcio della Nus Codigorese.
Anche dentro alla chiesa, nei banchi davanti all’altare, sedevano i ragazzini che giocano a calcio nelle varie categorie della Codigorese calcio che Massimo Minguzzi amava tanto. La bara era coperta da un maxi cuscino di rose bianche. A celebrare la toccante messa l’arciprete, don Pietro Predonzani che ha indossato i paramenti sacri color viola e ricamati a mano, quasi a voler sottolineare la solennità del momento.
l’omelia
Nella sua omelia, il sacerdote, ha commosso tutti esordendo: «Massimo Minguzzi, aveva diverse doti. Sapeva coordinare mondi diversi, da quello dello sport, al volontariato, all’arte. Era una persona incredibile».
Molto toccante, inoltre, al momento di scambiarsi un segno di pace, la fila dei tanti ragazzini in maglia granata davanti alla famiglia e poi composti sono andati all’altare per la comunione. A fine messa, il vice presidente Fiore e il dirigente Biale dal pulpito hanno letto un messaggio a Massimo e la chiesa si è riempita di lacrime e applausi.
il messaggio
Sul pulpito ha concluso, infine, l’arciprete con un messaggio di Don Enzo Dei Cas, ex parroco di Codigoro. Anche il cielo si è commosso, pare. All’uscita del feretro, una intensa pioggia ha accolto l’evento della partenza per la Certosa di Ferrara per la cremazione delle spoglie, di un corteo di macchine.
Massimo Minguzzi, che aveva 69 anni, ha condotto un’impresa edile poi, passato il testimone al figlio geometra e si è interamente dedicato alla squadra di calcio, alla scultura, alla manipolazione della creta, alla pittura e soprattutto al volontariato nella sua amata cittadina.
Ha cessato di vivere in una corsia dell’ospedale di Cona il 2 maggio. Lascia la moglie Raffaella, il figlio Mauro, la nuora, due nipotini, l’anziana mamma, Albina. Ma soprattutto lascia un vivo ricordo nel cuore di tutte la persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di amarlo anche in vita. —
Vincenzo Trapella
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