La fragola ferrarese vince in qualità Ma le rese nazionali frenano il mercato
Calderoni (Cia): il prodotto dal sud già messo in vendita penalizzato dal clima. A rischio l’appeal dei nostri frutti
In Emilia Romagna si coltivano circa 70.000 quintali di fragole, quantità nettamente inferiori rispetto al Sud, in particolare Basilicata e Campania – che insieme coltivano quasi il 50% della superficie italiana che è di circa 3.800 ettari – ma che rimangono importanti per l’economia agricola del territorio.
Secondo Cia (Agricoltori Italiani Ferrara) la varietà delle fragole ferraresi, così come quelle di tutta la regione, è ottima e va preservata a dispetto dell’aumento dei costi di produzione e della concorrenza interna ed estera, in particolare della Spagna.
Campagna di qualità
«La raccolta della fragola – spiega Luca Garuti, produttore di Poggio Renatico – entrerà a pieno regime tra una decina di giorni, ma posso già affermare vedendo la produzione in serra e i primi frutti in campo, che la qualità sarà eccellente. Sicuramente ci ha favorito un andamento stagionale particolarmente asciutto, che ha evitato malattie fungine e ha consentito un normale andamento vegetativo. Ci aspettiamo di immettere sul mercato una fragola ottima, sperando che si vada decisamente in controtendenza rispetto alle scorse settimane, quando le quotazioni del prodotto non arrivavano minimamente a coprire i costi di produzione, che si aggirano intorno a 1,80 €/kg. Tra qualche settimana la fragola emiliano-romagnola dovrà, peraltro, “combattere” con altre varietà di frutta come albicocche e ciliegie e per questo dobbiamo ribadire con forza la qualità del nostro prodotto». Secondo Cia la scarsa qualità delle fragole che i consumatori hanno trovato finora nei supermercati potrebbe influenzare negativamente le future scelte d’acquisto, causando disaffezione al prodotto.
Influenze negative
«La situazione del mercato nazionale della fragola non è positivo – spiega Stefano Calderoni, presidente di Cia Ferrara – tanto che in Basilicata, a causa di prezzi troppo bassi che non coprono i costi di produzione, si sta mandando al macero il prodotto, perché non conviene raccoglierlo. Un segnale allarmante per la fragolicoltura italiana, che potrebbe condizionare la raccolta e il mercato sul nostro territorio. A questo problema si aggiunge quello della qualità della fragola che il consumatore ha trovato, da febbraio in poi, nelle principali catene della Grande Distribuzione. Una fragola – continua Calderoni – che, in generale, tendeva ad avere ben poco sapore e a marcire velocemente, probabilmente perché al Sud l’andamento stagionale non ha favorito la qualità. Fattori che potrebbero condizionare le decisioni d’acquisto quando il nostro prodotto che secondo le previsioni sarà eccellente, arriverà nei supermercati e nei negozi specializzati. Bisogna preservare la nostra produzione di fragole, lavorando su varietà e innovazione a livello di conservazione, per salvaguardare un distretto d’eccellenza e il lavoro dei produttori ferraresi» . —
Andrea Tebaldi
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