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Le cambiano il turno «Così non posso prendermi cura di mio figlio malato»

S.C.
Le cambiano il turno «Così non posso prendermi cura di mio figlio malato»

La donna di origine egiziana è occupata in una ditta di pulizie Denuncia per mobbing: «E per protesta non prendo più farmaci» 

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la storia

Ha presentato una denuncia per mobbing contro l’azienda nella quale lavora da 18 anni, e si è messa in “sciopero” della fame e della sete. Non basta: ha deciso di non prendere più il farmaco prescrittole dopo l’intervento alla tiroide, «ricomincerò a curarmi e a mangiare solo quando qualcuno s’interesserà al mio problema». La presa di posizione di Mona Sabry Mohammad Bayoumi è di quelle estreme, che non lasciano troppo spazio alla mediazione: lei si dice però disperata «perché non posso più prendermi cura dei miei tre figli, uno dei quali è malato e ha bisogno di essere seguito in maniera costante». Il tutto a causa di un cambio turno che, dice la donna, minaccia di stravolgerle la vita.

Il quadro

Mona non ha ancora 41 anni, è nata in Egitto ma è cittadina italiana, in quanto risiede e lavora da molti anni a Ferrara con il marito. È dipendente di un’azienda di service integrato, la Iss Italia di Vigonza, in provincia di Padova, che si occupa tra l’altro della pulizia dei pullman Tper. È lì, in via Trenti, che Sabri Mona lavorava alternandosi con il marito: lei il turno di mattina, lui, con altre mansioni, quello pomeridiano o serale. In questa maniera la coppia è riuscita per molti anni a gestire una situazione familiare complicata, passata attraverso gravi problemi di salute di lei e poi di un figlio.

Qualche tensione, dice lei, era emersa di recente, soprattutto a proposito delle sue abitudini legate alla preghiera islamica: ne era stato informato il sindacato e successivamente l’azienda aveva chiarito per iscritto che la preghiera doveva avvenire, come da contratto, solo durante la pausa di lavoro. Poi, nei giorni precedenti l’1 Maggio, la situazione è precipitata.

Il fatto

«Il datore di lavoro ha deciso di cambiarmi turno, a partire dal 2 maggio, mettendo anche di pomeriggio: gli ho detto che così mi metteva in grandi difficoltà, ma lui, dopo tutti questi anni, non ha nemmeno voluto darmi una spiegazione». È il caso di sottolineare, come pure fanno presente al sindacato che peraltro ha inviato una richiesta d’incontro formale all’azienda, che per contratto il preavviso di 48 ore è sufficiente per effettuare un cambio di turno. La donna però l’ha vissuto come un atto di prevaricazione.

denuncia e referto

Il 2 maggio è andata con il marito a presentare una denuncia per mobbing ai carabinieri di via del Campo: si fa riferimento tra l’altro agli atteggiamenti di una collega di lavoro, oltre che del capo area. Ieri, dopo due giorni di “sciopero” degli alimenti e dei farmaci, la donna si è presentata al pronto soccorso di Cona, dove si è fatta refertare per «stato di astenia da riferita astensione dal cibo in forma di “sciopero della fame” adottato come protesta di fronte ad una complessa vicenda lavorativa», ma senza «intenzionalità e proposito auto e eterolesivi». Senza risposta, per ora, i telegrammi inviati tra gli altri a sindaco e Asp. —

S.C.

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