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Riconoscere Gesù ci fa scorgere la bellezza del mondo

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Il vangelo di questa terza domenica dopo Pasqua è tratto dalla redazione di san Giovanni, e narra la terza apparizione di Gesù risorto.

Nei racconti delle apparizioni da risorto, il Maestro non viene mai riconosciuto dai Suoi: nel racconto di Giovanni 20, 15 Maria di Magdala «stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva», e anche quando volge lo sguardo al custode del giardino, «non sapeva che era Gesù». Parimenti, nell’episodio narrato da Luca 24, 13 i discepoli di Emmaus camminano con Gesù al fianco, «ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo».

Il vangelo di questa domenica, tratto da Giovanni 21, 1-19 riferisce la terza manifestazione di Gesù ai discepoli più cari.

Ancora una volta però i discepoli non si rendono affatto conto di trovarsi di fronte l’amico di sempre, solo «quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: “È il Signore!” ».

Già questa sottolineatura offre lo spunto a una prima riflessione: tutti i discepoli amano il Signore, e Maria Maddalena pure lo amava. Ma soltanto San Giovanni è colui del quale nel vangelo di Pasqua si dice «vide e credette».

Solo una fede splendida, nutrita di carità e vivificata dalla misericordia, ci consente di riconoscere Gesù risorto. Se siamo capaci di intravedere la Sua fisionomia nelle nostre vite, cogliamo anche la smisurata bellezza del mondo, la generosità dei fratelli, la capacità amorevole della Comunità che animiamo.

Pietro appena avvisato da Giovanni della presenza di Gesù, con un generoso slancio d’amore rompe ogni indugio, «appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare».

Il Maestro appare ai discepoli nella quotidianità di una vita che, dopo le forti emozioni della morte e della risurrezione, ha ripreso il suo corso all’apparenza normale.

Alla scena di Gesù che mangia del pesce arrostito con gli apostoli segue il dialogo tra Gesù e Pietro.

Per tre volte la domanda del Messia è: «Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?», a cui fa simmetrico riscontro la medesima risposta «Signore, tu sai che ti amo».

La reiterata domanda di Gesù si spiega forse con il desiderio di offrire a Pietro la possibilità di riparare alla triplice negazione con cui Pietro aveva affrontato i nemici di Gesù alla vigilia della crocifissione.

Il Signore concede sempre ai Suoi figli infinite possibilità di conversione; non radia le persone al loro primo errore. E noi, di quante domande abbiamo bisogno prima di rispondere convintamente «Signore, tu sai che ti amo»? –

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