Il vescovo Negri si scaglia contro i cambiamenti nella Chiesa
Il monsignore emerito di Ferrara avversa le scelte di Papa Bergoglio: «Il cambiamento delle parole del Padre Nostro è inutile e assurdo» e «La Chiesa non si inginocchia davanti al mondo». Ai Luterani: «Un sottoprodotto della cultura cattolica»
ROMA. Il cambiamento della liturgia è stato negli ultimi tempi «tumultuoso» e «non sempre comprensibile» e in questo contesto «il cambiamento delle parole del Padre Nostro è inutile e assurdo». Lo ha detto l'arcivescovo emerito di Ferrara, Luigi Negri, aprendo il corso sull'esorcismo all'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.
L'intervento del monsignore è stato tutto incentrato sulla mancanza di fede. L'ecclesiastico ha richiamato più volte il Papa emerito Benedetto XVI, «uno dei più grandi Papi della storia cristiana, che ci ha dimostrato una fede incrollabile nei principi giusti, quelli non negoziabili, che sono poi subito scomparsi, anche nel linguaggio».
Parlando ancora di Joseph Ratzinger il vescovo emerito di Ferrara ha sottolineato che è stato «troppo presto e ancora in modo incomprensibile sottratto alla vita attiva della Chiesa».
Negri ha stigmatizzato anche le richieste di scuse talvolta arrivate dalla Chiesa: «Se un ecclesiastico, qualsiasi colore sia la sua palandrana, anche bianca, chiede scusa e perdono, sbaglia. La Chiesa non si inginocchia davanti al mondo».
Una stoccata è stata riservata anche al dialogo ecumenico; in particolare Negri ha definito i Luterani «un sottoprodotto della cultura cattolica. Possiamo vezzeggiarli, andarli a trovare qua e là, ma restano un sottoprodotto».
Monsignor Negri è parte di quella frangia cattolica non proprio vicina a Papa Jorge Mario Bergoglio. Nei suoi interventi degli ultimi anni ripetute sono state le prese di distanza dall'attuale pontificato di Francesco su diversi temi, dai migranti a questioni dottrinarie, dal dialogo con l'Islam alla famiglia.
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