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Arrestato il capo del traffico di droga tra Ferrara e Trento

Arrestato il capo del traffico di droga tra Ferrara e Trento

Blitz della Polizia, 8 in manette nell'operazione "predatori": è una associaizone a delinquere finalizzata allo spaccio. Uno dei vertici abitava in città e dirigeva il gruppo di nigeriani che importavano stupefacenti per il Nord Italia

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FERRARA - Uno degli arrestati abita a Ferrara, è un pluripregiudicato ed è uno dei capi, un punto fermo dell’associazione a delinquere che riforniva di droga che veniva importato in Italia per essere spacciata nel Triveneto da corrieri nigeriani.


Il blitz della Polizia è scattato tra Trento, Rovereto, Verona, Vicenza e Ferrara, l’operazione “Predatori” che portato all’arresto di 8 persone, tutte straniere e nigeriane, coinvolto nel traffico di droga.
È questo il primo risultato dell’operazione per cui i giudici di Trento hanno emesso 12 ordinanze cautelari (eseguito solo 8 al momento) nei confronti di cittadini della Nigeria ed Italia e 12 decreti di perquisizione, sempre nei confronti di altrettante persone. E anche Ferrara è stata coinvolta e ha visto la collaborazione della locale squadra mobile.


L'operazione ha portato alla luce un vasto traffico di droga tra Trento, Rovereto, Verona, Vicenza e Ferrara, gestito da un'organizzazione criminale, i cui appartenenti erano giunti in Italia come richiedenti asilo per motivi politici-umanitari o di protezione sussidiaria. L’indagine ha preso spunto dalle indagini “Bombizona” della squadra mobile di Trento, conclusasi l’ultima l’anno scorso, con l’arresto, in totale, di circa 60 persone ed il coinvolgimento a vari titolo di oltre 100 persone; 4 furono gli arresti in città .


Durante le fasi finali di quell’attività, emerse, infatti, una nuova “batteria” di richiedenti asilo che trafficava in stupefacenti. Proprio a seguito di quella prima indagine gli investigatori scoprirono come dietro alle richieste d’asilo si nascondevano alcune persone che avevano quale obiettivo quello di costituire delle organizzazioni criminali volte a favorire traffici illeciti.


Nel corso delle indagini è stato dimostrato come lo stupefacente reperito da corrieri fuori provincia, soprattutto eroina e marijuana, era spacciato nelle principali piazze di Trento. Il gruppo aveva, anche, intuito che assoldando tossicodipendenti italiani, grazie alle conoscenze dirette di quest’ultimi, si poteva consegnare la merce agli “amici” in luoghi diversi da quelli soggetti a controllo da parte della polizia.
Non solo, quindi, si fidelizzavano i tossicodipendenti con un prezzo leggermente ribassato, ma si permetteva a questi, di essere certi di non essere oggetto di controlli e del sequestro della “roba” da parte della polizia.
La forza del gruppo criminale che operava principalmente nelle città di Trento e Rovereto, derivava proprio dalla stretta sinergia che intercorreva tra tutti gli associati, che rinvestivano gran parte dei proventi per l’acquisto di nuove partite di droga.


Risultavano, inoltre, vincolati da un legame di mutuo soccorso volto a risolvere i problemi legati alle vicende giudiziari degli affiliati, motivo per il quale utilizzavano parte degli introiti per il pagamento di spese legali.
 

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