E la fedina penale di “Naomo” accende la corsa verso le urne
È scontro dopo la pubblicazione dei trascorsi giudiziari del capolista della Lega Fabbri: attacco politico, privacy violata. Modonesi: macché, dissociati dalle minacce
Ieri, nelle stesse ore nelle quali a Roma la Lega e il governo erano scossi dal “caso Siri”, la politica ferrarese ruotava attorno alla polemica del giorno, il “caso Lodi”, con una scia di commenti e prese di posizione innescate da un articolo pubblicato dalla testata on line Estense.com.
Nel pezzo si fa esplicito riferimento a patteggiamenti e decreti penali di condanna, per reati lievi, a carico del capolista della Lega alle prossime amministrative, Nicola “Naomo” Lodi. In particolare si citano cinque sentenze tutte accompagnate dalla non menzione emesse in un arco temporale molto ampio, tra il 1994 e il 2018. È la stessa vicenda che tre anni fa fu trattata in un articolo pubblicato sulla “Nuova Ferrara” nel quale Lodi rispondendo a una domanda sul suo certificato penale dichiarava: «Io l’ho dato alla Lega e non c’è assolutamente nulla».
Il precedente
Nel certificato penale - è bene ricordare - non vengono riportate, come prescrive la legge, le condanne irrogate con la non menzione mentre possono essere cancellate dopo un certo numero di anni le sentenze di patteggiamento e i decreti penali di condanna. È opportuno aggiungere che l’aspetto giudiziario non condiziona in alcun modo la “candidabilità” di Lodi. Dal punto di vista politico, però, la notizia si accoda alle polemiche sollevate nei giorni scorsi dall’offesa e dalle presunte minacce che Lodi avrebbe rivolto a un giornalista ferrarese. Un fatto che aveva spinto il senatore Alberto Balboni (FdI), che come Lodi sostiene la candidatura a sindaco di Alan Fabbri, a chiedergli di scusarsi. Nel frattempo sulla bacheca Facebook di “Naomo Lodi” è comparsa la foto del suo certificato penale che attesta che «nella Banca Dati del Casellario giudiziale nulla risulta». Lodi, che su Facebook risponde all’articolo gustando - scrive - un cornetto in piazza Castellina, ha inviato ai giornali un comunicato meno ironico. «Contro di me - riporta la nota - è evidentemente stata attivata la macchina del fango». L’esponente del Carroccio rimarca che «per diffamare un candidato, proprio durante la campagna elettorale, qualcuno è disposto a compiere reati e violazioni gravi della privacy per procurarsi e diffondere informazioni, peraltro false e tendenziose, riguardanti reati bagatellari, compiuti oltre 20 anni fa e per i quali avrei potuto chiedere ed ottenere la riabilitazione».
Il «certificato penale è pulito - conclude il leghista, che prospetta querele - e nulla osta alla mia candidatura a consigliere, né alla mia attività politica, come previsto dalla legge».
Le altre reazioni
Ieri la vicenda ha riscosso attenzione anche sulla pagina Facebook di “Alan Fabbri sindaco”. Fabbri denuncia «attacchi politici» e risponde con un «sorriso» salviniano. «Posso ben comprendere - commenta - il nervosismo del Pd locale. Ma violare la privacy di un candidato per strumentalizzare politicamente il suo passato a pochi giorni dal voto è davvero scorretto. Così come omettere di avere all’interno del giornale persone in lista con il candidato del Pd (in due civiche, ndr)». Aldo Modonesi, candidato del centrosinistra, preferisce «non parlare del casellario giudiziale e dei reati penali di “Naomo”», il cui metodo comunque è «minacce e calci in culo». A Fabbri e ai leghisti ribatte che «anziché dissociarsi dalle minacce e dalle intimidazioni (come avrebbe fatto qualsiasi candidato sindaco serio), preferiscono chiedere ai sostenitori di attaccare “compatti e soprattutto incazzati” quella che loro definiscono “stampa di regime”. Dopo una campagna elettorale fatta a braccetto con Lodi , tanto da sembrare il candidato vicesindaco di “Naomo”, Fabbri non ha pensato neanche per un attimo di dissociarsi dalla vera faccia della Lega ferrarese?».
Luigi Vitellio, segretario Dem, va all’attacco di Riccardo Forni, presidente dell’Assostampa di Ferrara e «candidato capolista di una lista in appoggio ad Alan Fabbri». Da lui si attende «o una presa di posizione chiara e netta di condanna delle parole pronunciate da Lodi o le sue dimissioni da rappresentante sindacale».
Secondo Francesco Rendine, candidato sindaco di Gol, «i fatti citati, se veri, costituiscono una questione rilevante quantomeno da un punto di vista morale, prescindendo dal fatto che il certificato penale sia più o meno pulito». Il suo auspicio è che «venga fatta chiarezza segnalando l’articolo alla procura della Repubblica, in questo modo i cittadini potranno conoscere la verità, anche se non sempre coincide con quella giudiziaria». —
Gi.Ca.
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