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il convegno 

Le disparità tra i sessi nella cura del diabete Argenta in prima fila

Sabato esperti a confronto al centro culturale Mercato L’ospedale all’avanguardia per la sanità di genere

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ARGENTA. L’ospedale di Argenta è all’avanguardia per ciò che riguarda la sanità di genere, quella che studia la disparità di sesso in relazione alle patologie. Una peculiarità che si conferma con il convegno di sabato (dalle 9 al centro culturale Mercato) dedicato al diabete.

Tra uomini e donne con il diabete ci sono diverse aderenze alla terapia e diverse risposte ai farmaci?Esiste un fenomeno di sottotrattamento delle donne con diabete rispetto agli uomini? Il genere femminile sottoutilizza statine e ACE1 per motivi che occorre indagare? Il genere del medico influenza le scelte terapeutiche? I trattamenti farmacologici per gli uomini sono validati quanto quelli delle donne?

A partire da questi quesiti l’Asl di Ferrara propone una riflessione con operatori, professionisti, cittadinanza ed associazioni sul tema del diabete nella donna e nell’uomo.

DIFFERENZE e rischi

L’epidemia globale di diabete tipo 2 (quello che sorge in età adulta) colpisce in modo uguale donne e uomini, ma l’impatto cardiovascolare del diabete è relativamente maggiore nelle donne rispetto agli uomini, quando confrontati con coetanei senza diabete. Le differenze di rischio cardiovascolare dipendono da vari elementi quali ormoni sessuali, differenze nell’impatto dei vari fattori di rischio, disparità di sesso nella gestione del diabete.

Le donne con diabete tipo 2 in Italia mostrano differenze rispetto agli uomini per i principali fattori di rischio cardiovascolari, nonostante pari opportunità di accesso alle cure e di intensità di cura. Non ci sono diversità di trattamento tra maschi e femmine, ma esiti peggiori, e questo può dipendere da: differenze biologiche-genetiche, diversa risposta ai farmaci e diversa aderenza alle terapie.

L’ESPERTA

Tra i relatori di spicco della giornata anche Valeria Manicardi, già coordinatrice della diabetologia per la provincia di Reggio Emilia e direttrice del Dipartimento di internistica dell’ospedale di Montecchio; nella società scientifica nazionale dei Medici Diabetologi ha coordinato il Gruppo Donna che si è occupato di Medicina di genere. Nel corso dei sui interventi ha più volte sottolineato che «le donne, rispetto agli uomini, erano più obese, soprattutto le più giovani (con meno di 55 anni), con un Bmi (indice di massa corporea) significativamente più alto. Inoltre, avevano un peggiore controllo del diabete e soprattutto un peggiore profilo lipidico (colesterolo-Ldl) rispetto agli uomini. Quindi guardando i quattro fattori di rischio cardio-vascolari più importanti a disposizione che, semplificando, possiamo sintetizzare in compenso metabolico, obesità, livelli di colesterolo e pressione arteriosa, l'unico parametro in cui non c'erano differenze di genere era il controllo della pressione arteriosa». —

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