Città del futuro Il lavoro da fare e prospettive
L’incontro in Manifattura ha aperto nuovi scenari Recupero del centro storico con una popolazione che deve restare stabile
COMACCHIO. Guardare al futuro con un occhio rivolto al passato, attraverso il recupero dei propri elementi identitari. È questo in sintesi il messaggio uscito dall’incontro “Comacchio: una città per tutti? Quale futuro per la città ed il suo centro storico”, organizzato ieri pomeriggio, nella Manifattura dei Marinati, dall’associazione culturale lagunare “La Città invisibile”.
le iniziative
È la città descritta da Salvatore Settis nel suo “Se Venezia muore”, la Comacchio che si prefigge di esplorare criticamente l’associazione culturale presieduta da Fiorella Arveda, «per cogliere la sua anima profonda».
L’incontro prelude ad altre iniziative culturali di sensibilizzazione, rivolte in particolar modo ai giovani, «verso una riflessione aperta al futuro e ai mutamenti della società, ha sottolineato Fiorella Arveda.
Tra gli autorevoli ospiti intervenuti, anche Francesca Leder, architetto urbanista dell’ateneo di Ferrara, che ha illustrato alla numerosa platea le linee guida di una proposta di legge, prossima all’esame del Parlamento, «per rendere più immediate ed efficaci le azioni di tutela dei centri storici. Sono necessarie maggiori sinergie tra istituzioni centrali e periferiche – ha rilevato la docente universitaria – per tradurre il concetto di tutela sulle politiche urbanistiche locali».
La valorizzazione dei centri storici che tendono a spopolarsi deve attuarsi mediante una «visione non imbalsamatrice», ma puntando a colmare spazi vuoti con nuove residenze e con un riuso virtuoso delle attività commerciali». Una popolazione stabile nei centri storici può innescare un rilancio del tessuto commerciale del centro storico in sofferenza. Le testimonianze di operatori locali racchiuse in un video proiettato in sala volgono proprio in questa direzione.
il turismo
Anche l’intervento del professor Gian Franco Arveda ha sviscerato la doppia faccia della medaglia del centro storico lagunare, in quanto «il turismo non può diventare l’unica ragione di esistenza della città, l’unica figurazione della sua identità. Le città non possono chiudersi a chi vuole visitarle – ha aggiunto Arveda –, devono mantenere una loro vocazione originaria di accoglienza». Presente in sala il giornalista di repubblica Francesco Erbani, che ha presentato il suo romanzo “Non è triste Venezia”.
Pier Luigi Cervellati, architetto urbanista, dopo essersi soffermato sullo “scandalo del Mose” di Venezia, ha parlato di Comacchio come «città che ho amato molto, ritenevo che avesse una prospettiva di avvenire straordinario. Bastava poco per farla divenire turistica». —
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