Migranti, solo 40 posti pronti Don Bedin: la soluzione c’è
Il fondatore di Viale K: accettiamo il taglio dei fondi, ma bisogna semplificare «Con minori adempimenti siamo disposti ad aderire ad una nuova gara»
Sono solo 40 i posti per l’accoglienza di emergenza dei richiedenti asilo già assegnati per il prossimo biennio, a Ferrara e provincia. È quanto ha offerto la coop padovana Un Mondo di gioia, l’unica ad aver partecipato al nuovo bando della Prefettura, che prevedeva però 1.000 posti: il bacino d’utenza potenziale è calcolato per eccesso, ma i richiedenti asilo effettivamente ospitati nei Cas ferraresi sono oltre 700 e la necessità di copertura non appare nemmeno intaccata. La Prefettura ha preso atto dell’esito della gara, conclusa martedì con l’apertura dell’unica offerta economica, e sta lavorando a diverse ipotesi.
mosse obbligate
«Di sicuro non lasceremo nessuno per strada», è l’unico messaggio che trapela da corso Ercole d’Este. Il rappresentante di governo deve rimanere nei binari tracciati dalla legge sicurezza, che, come ormai noto, taglia il contributo pro-capite giornaliero da 35 euro ad una cifra variabile, ma che si aggira mediamente sui 20 euro, togliendo i servizi accessori e introducendo maggiori controlli. I margini di manovra non appaiono dunque enormi: si potrebbe bandire una nuova gara, con parametri diversi, oppure attivare una manifestazione d’interesse, che è una procedura con vincoli minori. Il nodo resta quello di convincere le coop e le onlus ferraresi che hanno disertato il bando, e che nessuno ha sostituito.
apertura
E in quest’ambito arriva quella che assomiglia ad un’apertura da parte dell’ex Ati, l’associazione temporanea d’imprese che in questi anni ha gestito l’accoglienza nel Ferrarese. Ad avanzarla è don Domenico Bedin, che con le società legate a Viale K rappresenta una delle realtà più solide: «Parlo per me, ma questi discorsi li stiamo condividendo con altri protagonisti dell’accoglienza - premette il sacerdote - Sui soldi la Prefettura non può intervenire ma non è questo il vero problema del bando al quale non abbiamo partecipato: sono gli impedimenti burocratici, gli adempimenti, studiati per strutture molto più grandi degli appartamenti utilizzati a Ferrara. Parlo dell’obbligo ad usare piatti di plastica o lenzuola di carta, del badge per entrare e uscire, dei divieti a cucinare. Con queste cose i migranti diventano polli in batteria. Sono aspetti sui quali credo si possa lavorare, e in questo caso noi saremmo disposti a partecipare ad un nuovo bando o comunque a collaborare con la Prefettura».
L’attuale sistema di accoglienza di emergenza nel Ferrarese è in proroga fino al 30 giugno, con parametri monetari e di servizio già parzialmente adeguati alla nuova normativa. Difficile ipotizzare una seconda proroga, quindi di tempo per lavorare ad una soluzione ce n’è poco. Di sicuro si è visto che non ci sono alla porta decine di coop pronte a riempire gli spazi lasciati dai ferraresi. —
Stefano Ciervo
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