Borghi, incredulità e lacrime «Il più grande del Canoa Club»
Il racconto dell’allenatore che lo andò a prendere al San Giorgio e lo portò a vincere i campionati europei e la coppa del mondo
LA TESTIMONIANZA
Mauro Borghi risponde al telefono, ma la sua voce lo tradisce subito: la cornetta restituisce, forte e tremenda, tutta la sua personale sofferenza. Non è molto che ha appreso dell’inspiegabile morte di Lorenzo Major, il suo allievo. E non si capacita: «La presidente regionale del Cip, ha parlato con il suo allenatore: Lorenzo stava facendo le selezioni per i mondiali di scherma, e lui le ha detto che si era allenato bene, preparato e motivato, non dava nessuna avvisaglia di sconforto o depressione. Non si riesce a capire il suo gesto...».
Parla, s’interrompe, riprende Borghi: «La moglie Carolina non ce la faccio a chiamarla, vorrei telefonare al papà, che conosco bene, lo farò nei prossimi giorni. Non riusciamo a capacitarci...».
Proviamo anche un po’ a distrarlo, con i ricordi, perché è stato Borghi a mettere Lorenzo su una canoa: «Dopo l’incidente è stato ricoverato al centro San Giorgio e io collaboravo con il professor Basaglia e tutti i suoi pazienti che volevano provare canoa: è propedeutica per chi ha perso l’uso delle gambe, in canoa diventi un normodotato. L’ho conosciuto lì: anche prima dell’incidente è sempre stato un grande atleta e gli mancava l’adrenalina dell’agonismo: abbiamo fatto insieme un percorso di 3 anni e, dopo aver vinto campionati europei e coppa del mondo, ai mondiali arrivò quarto, perché lui aveva una patologia talmente grave, una lesione molto alta, che gli mancavano anche gli addominali. Mi disse: “Di più non riesco a fare, perché gli altri sono più forti fisicamente”. E così passò alla scherma, al tiro a segno, all’arrampicata: non si è mai fermato. Poi ha conosciuto Carolina, normodotata, bellissima, si è sposato qui a Ferrara e ha avuto anche un bambino: ha coronato i suoi sogni, ha raggiunto tutti i traguardi... Faccio fatico a parlarne, perché mi manca, è stato il più grande atleta del Canoa Club Ferrara...», e scoppia a piangere.
Poi, ancora: «Non ha mai accettato la sua condizione, quando era con me, aveva degli scatti d’ira che faticavo a controllare: ma dopo tutte le vittorie, le gratificazioni, il matrimonio con una bellissima donna, il bambino... non riesco a capacitarmi...». —
Sergio Armanino
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