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Ricetta elettronica veterinaria Un coro di no dagli ambulatori

Giovanna Corrieri
Ricetta elettronica veterinaria Un coro di no dagli ambulatori

I medici degli animali: perdita di tempo senza nemmeno risparmiare carta Sì al controllo degli antibiotici, «ma ha senso solo per la macellazione»

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Non ne vedono gli effetti positivi e non ne comprendono l’utilità, «si riscontrano solo problemi di ogni genere», dicono in coro i veterinari che dal 16 aprile sono alle prese con la Rev, la ricetta elettronica veterinaria.

Un provvedimento che va nella direzione di una più ampia digitalizzazione delle procedure della pubblica amministrazione ma, soprattutto, di una maggiore trasparenza e tracciabilità dei farmaci somministrati agli animali, per contrastare il fenomeno della resistenza agli antibiotici.

Tempo e carta sprecati

«Questo sistema non serve a nulla – ribatte un veterinario ferrarese – forse solo allo Stato per controllare noi liberi professionisti», «non si risolvono così certi problemi – aggiunge un altro scettico – perché qualche scappatoia la si può sempre trovare, e intanto la nostra vita è parecchio complicata».

Spreco di tempo, di carta, e difficoltà in certe situazioni ad accedere alla rete per preparare la Rev, sono i “mali” più condivisi dai veterinari. «Se prima mi occorreva un minuto per una ricetta cartacea – racconta un veterinario che preferisce mantenere l’anonimato – ora me ne servono cinque, che non è poco quando si ha una sala d’attesa con sette o otto persone con animali che hanno problemi»; «ci sono tante cose da fare – conferma dal suo ambulatorio Samuele Carli – e quei dieci minuti in più per fare una ricetta non portano certo miglioramenti dell’attività e dei servizi offerti».

Numeri e Pin

Inoltre la strada verso un’effettiva digitalizzazione pare lontana: «Non c’è nemmeno un risparmio della carta – concordano i veterinari – perché continuiamo a stampare la ricetta elettronica». La procedura in effetti prevede il rilascio al cliente del solo numero della ricetta e di un codice Pin da consegnare al farmacista, «si potrebbe memorizzare il codice sul telefonino – spiega il veterinario Marco Marchi – ma spesso si stampa la ricetta comunque, anche solo per scrivere sopra il Pin e le modalità della cura, quante compresse prendere e per quanti giorni per esempio»; «va stampata specie per le persone anziane», specifica Carli.

No rete, no ricetta

Ulteriori problemi nascono poi in tempi di trasferta al domicilio: «Altro inconveniente – racconta l’anonimo – è quando si va a domicilio e ci si trova in mezzo alla campagna dove il cellulare non prende e la ricetta non si riesce a fare».

Farmaci più costosi

Un «problema molto serio» lo solleva ancora Marchi, che trova nel nuovo sistema un aspetto «ingiusto»: «La ricetta elettronica ci costringe a prescrivere solo farmaci veterinari che costano due o tre volte tanto rispetto a quelli umani e questo non va assolutamente bene».

È certamente giusta la causa del sistema elettronico, concordano i veterinari, «perché effettivamente c’è l’abuso di antibiotici ed è una cosa barbarica – sottolinea Marchi – ma dovrebbe riguardare piuttosto gli animali destinati alla macellazione», «avrei capito – aggiunge Carli – se ci fossero stati solo gli antibiotici, ma ci sono tanti altri prodotti e questo crea problemi». Qualche vantaggio? «Giusto quelli più generali della tecnologia – dice Marchi – Se ho un cliente in Calabria con il cane malato posso valutare la situazione e fare una ricetta a distanza». —

Giovanna Corrieri

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