Venturi: medicinali ospedalieri in farmacia a partire da giugno
L’assessore regionale: beneficiari 20mila pazienti cronici Al 60º dell’Afm si parla pure di digitalizzazione e comunità
La sperimentazione è pronta e partirà entro fine giugno, data in cui, per molti pazienti con patologie croniche, la vita sarà semplificata dalla possibilità di prendere un numero maggiore di farmaci in confezione ospedaliera direttamente in farmacia e non in ospedale, potenziando il cosiddetto sistema “per conto” (Dpc). Il recente protocollo d’intesa 2019-2020 tra Regione Emilia Romagna, Federfarma, Assofarm avrà al centro il cittadino, ma soprattutto tenderà a ridurre le disuguaglianze tra le Asl e ad aiutare con piani mirati le farmacie a basso fatturato. Ieri gli ultimi aggiornamento durante un convegno per i 60 dell’Afm.
Chi può accedere
Il campione in regione sarà inizialmente di 20.000 pazienti affetti da broncopneumopatia cronico ostruttiva (BPCO), ad oggi seguiti dalle Asl, che potranno servirsi direttamente in farmacia.
La sperimentazione indicherà poi come impostare il servizio a regime. «Meno ospedale più territorio è l’obiettivo che dobbiamo sempre tenere a mente - ha dichiarato l’assessore regionale Sergio Venturi - perché nella sinergia tra Asl e farmacie c’è una parte del futuro dell’assistenza sanitaria (farmacia di iniziativa); di certo non sarà cancellata la distribuzione diretta dei farmaci, ma abbiamo bisogno di utilizzare al meglio tutte le forze e le risorse a disposizione». L’Emilia Romagna in questo senso è in controtendenza rispetto al resto del Paese dove si è più restii all’utilizzo della “distribuzione per conto” ma Venturi crede fermamente che «il nostro modello, chiaramente al netto delle dovute verifiche, potrebbe essere studiato e imitato dal altre regioni».
Il presidente regionale di Federfarma, Achille Gallina Toschi, è stato molto chiaro: «Il progetto ci permetterà di rafforzare il ruolo del farmacista, aumentare la qualità delle cure fornite grazie all’assistenza vicina alla comunità e incentrata sui bisogni dei cittadini, anche delle aree rurali e montane». Ma ci sono altri vantaggi, come la promozione dell’aderenza alla terapia attraverso colloqui di supporto con il malato per individuare eventuali criticità rispetto alla cura, e di ausilio all’attività dei medici di Medicina generale e degli infermieri degli ambulatori della cronicità.
Ernesto Toschi, coordinatore regionale Assofarm, spera «che il protocollo d’intesa venga applicato e non disatteso come quello del 1999». Alessandra Vaccari, presidente Afm, ha elencato i 5 punti che si andranno a sviluppare: negozi, clienti, personale, digitalizzazione, comunità coese. —
Emanuela De Domenico
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