Pere e grano, un’annata drammatica Agricoltori vogliono lo stato di calamità
Gli sbalzi termici e il vento stanno danneggiando i raccolti, a rischio le eccellenze ferraresi soprattutto la qualità Abate
Gian Pietro Zerbini
I cambiamenti climatici stanno devastando l’annata agricola nel Ferrarese. In particolare a soffrire gli sbalzi termici che stanno caratterizzando questo anomalo mese di maggio sono i frutteti di pere, con un raccolto che sembra a questo punto della stagione già pericolosamente compromesso se non addirittura interamente perduto.
Stato di calamità
«Ci si sta già muovendo - dichiara Carlo Alberto Roncarati, uno dei principali coltivatori di pere del ferrarese - attraverso le istituzioni per chiedere lo stato di calamità. In questo periodo, a causa di un clima che quest’anno è stato davvero bizzarro, si stanno verificando nelle aziende che hanno investito in questo prodotto dei cali rilevantissimi, la situazione è davvero angosciante anche perché molti raccolti paiono definitivamente compromessi. Se uno pensa che il ricavo annuo si attesta all’incirca tra i 15 e i 20mila euro per ettaro, si fa presto a calcolare come questa stagione inclemente abbia provocato danno economici alle aziende del settore».
Le eccellenze
La qualità più colpite tra l’altro sono proprio le pere Abate che rappresentano per il ferrarese una vera eccellenze produttiva ma anche le altre qualità sono state seriamente danneggiate da temperatura che si alternano calde e fredde con sbalzi che sono autentiche mazzate per i frutteti.
Grano “allettato”
Alta pianta che sta soffrendo oltre il dovuto i capricci del clima è il grano che ricopre una vasta area di superficie coltivata nel ferrarese. Il vento che ha soffiato forte per molti giorni in questo mese di maggio ha piegato le piante dando vita al fenomeno dell’allettamento. «La preoccupazione - dichiara l’agricoltore ferrarese Vincenzo Bandiera - è per quegli appezzamenti di grano che non sono stati ancora trattati, in questi casi la spiga è esposta a maggiori rischi, la speranza è che il vento non provochi altri danni alle piantine».
Drupacee
Sono meno a rischio le drupacee, ma per le pesche, come dichiara Bandiera, occorre ritardare il diradamento in modo da consentire un raccolto migliore e una più qualificata selezione del prodotto da staccare. Una stagione davvero strana questa del 2019, iniziata con una preoccupante siccità e proseguita con freddo e sbalzi termici e già gli esperti del meteo a lunga gittata prevedono un fine maggio con temperature roventi. Il clima sta cambiando e anche l’agricoltura deve fronteggiare le sue bizze. —
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