Timbro e pc obsoleti e niente più buoni pasto Mobbing all’ex militare? Solo nella sua fantasia
Gridava al complotto dei superiori dopo un’inchiesta sulla prostituzione Ha lasciato la divisa per un posto da civile alla Difesa. Il Tar gli dà torto
LA STORIA
A Ferrara era giunto con una valutazione di “inferiore alla media”, ma con tenacia e costanza (e con i superiori ben disposti nei suoi confronti) il maresciallo dei carabinieri era presto riuscito a centrare una valutazione finalmente positiva. Più rapidamente è caduto. Ai ferri corti con il comandante della stazione di provincia in cui prestava servizio e con i superiori, ammalato di un disturbo per il quale ha puntato il dito contro il servizio nell’Arma, fuori più di un anno in aspettativa, lontano da Ferrara un altro anno per poter star vicino alla madre, con la possibilità momentanea di rientrare al lavoro nella caserma più vicina a casa, fino al riconoscimento medico della mancata idoneità al servizio militare, con trasferimento ad un impiego civile per lo stesso ministero della Difesa. Di fondo, un’accusa di mobbing lanciata contro l’amministrazione militare, dimostratasi una bolla di sapone.
orari e buoni pasto
Una cartuccia del toner che non gli veniva sostituita, il computer che invecchiava sulla scrivania mentre a qualche collega veniva assegnato l’agognato pc nuovo, un paio di domande per partecipare a corsi di aggiornamento respinte: sono piccole cose, come il timbro che non era stato aggiornato con il suo nuovo grado, quelle su cui ha poggiato la causa amministrativa per mobbing con richiesta danni. Tutto sarebbe nato nel 2004 per aver avviato un’indagine sullo sfruttamento della prostituzione, mentre il comandante era in licenza ed egli aveva il compito di sostituirlo. Al suo rientro fu completamente estromesso dall’indagine e nel giro di poco tempo gli fu cambiato l’orario lavorativo: il consueto 8.30-11 e 11.30-15 fu trasformato in un più razionale 8-14 con cui non aveva più diritto al buono pasto fin lì incassato, novità che lo mandò in bestia, come quando il comandante gli fece recuperare un mancato risposo settimanale e al telefono furono frasi irripetibili. E che dire del procedimento disciplinare per i capelli troppo lunghi? Mobbing ha insistito con i suoi avvocati l’ex militare. Ma i giudici di Bologna hanno sentenziato diversamente.
percezione distorta
“Non vi è traccia di un atteggiamento persecutorio o vessatorio da parte dell’Amministrazione, ma la percezione distorta sul piano psicologico che ogni accadimento non gradito fosse una congiura ai suoi danni”, si legge nella sentenza del Tar emiliano. Richiesta respinta, nessun risarcimento. Anzi l’ex maresciallo è stato condannato a pagare le spese. —
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