Sgarbi detta l’agenda culturale «Più spazio all’arte ferrarese»
«Valorizzare i nostri registi, gli specchi in Castello sono per maniaci sessuali» Incontro alla Racchetta. Buttafuoco: attenti al pensiero unico, cancella la critica
Citati i recenti fatti del Salone del libro di Torino («da chiudere»), citato Terenzio e il suo “Heautontimorumenos”, e poi Berlusconi, e Daverio, Hitler e Saviano («e il suo film da censurare in quanto causa principale di quella diffusione del male camorrista nella mentalità dei bambini»), fino ad arrivare a Ferrara («la città più triste d’Italia che con la nostra amministrazione renderemo finalmente allegra»).
Valori logorati
Sono i punti toccati l’altra sera da Vittorio Sgarbi all’incontro sul “logoramento dei valori e delle culture del Novecento” a palazzo della Racchetta, fra una proposta culturale e l’altra. «Daremo un museo ad Antonioni – ha annunciato il critico – e toglieremo la “s” allo slargo che ha avuto Vancini e gli daremo una bella lapide»; fra i registi da valorizzare aggiunge poi Folco Quilici e «mia sorella». E invece degli «specchi da maniaci sessuali al Castello vanno esposti quadri ferraresi – ha continuato Sgarbi – a partire dai 109 della Fondazione Cassa di Risparmio». Propone inoltre una mostra di Guercino e una maggiore attenzione «al grande scultore ferrarese Giuseppe Minerbi, al pittore Ugo Martelli» e ancora, all’artista Aldo Tagliaferri e al «futurista di questa città in tempi molto precoci, Corrado Govoni».
Capitale metafisica
Perché Ferrara è la capitale della metafisica ma, ha ricordato il critico, «siamo anche al centro dell’avanguardia e occorrerà rimarcarlo e farlo diventare motivo di orgoglio cittadino». Suggerisce anche una mostra sul pittore nato a Ro, Adelchi Riccardo Mantovani, e c’è anche lo scultore Sergio Zanni, «perché non devono vedere lesinato il loro merito fantastico». Necessario anche un omaggio a Mario Soldati «come grande cantore del fiume». E avendo poi finito gli appunti, chiude: «perché votare altro che Alan Fabbri se vi dà la garanzia di triplicare il patrimonio artistico della città? ».
Al tavolo, c’era poi l’assessore alla cultura della regione Lombardia, Stefano Bruno Galli, che sotto l’influsso ispiratore della serata ha ricordato lo scrittore Emilio Lussu, «il grande autonomista che propose di adottare il termine “Repubblica” e non “Stato” per la formulazione dell’artico 9 della Costituzione – ha ricordato Galli – Ed è proprio questo che ci consente oggi di agire in favore della regionalizzazione, importante per la valorizzazione dei beni culturali. Perché – ha aggiunto – dove c’è la soprintendenza non c’è sviluppo».
Presente anche il giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco che, tornando sui fatti del Salone del libro, mette in guardia «dal codice etico e dal mostro del pensiero unico che cancella lo spirito critico e il ragionamento».
Presenti alla serata anche Alan Fabbri, Matteo Fornasini e Marco Gulinelli. —
Giovanna Corrieri
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