La Nuova Ferrara

Ferrara

Dal Po al Mare L’idrovia ferrarese per Confesercenti è ancora desolante

Lauro Casoni

Scolamacchia: serve un grande progetto di sviluppo Il trasporto di merci per via fluviale ridurrebbe lo smog

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È andata in porto ieri mattina l’iniziativa voluta da Confesercenti Ferrara e fortemente sostenuta dal proprio presidente Nicola Scolamacchia di approfondimento delle criticità legate alla Idrovia Ferrarese ospitando rappresentanti della politica locale e regionale, navigando con la motonave “Nena” lungo un tratto di quella che doveva diventare il fiore all’occhiello della navigazione interna sia dal punto di vista turistico che, nelle fantasie di alcuni, commerciale aprendo una nuova e redditizia strada ai flussi di beni materiali alternativa alle vie tradizionali.

Le difficoltà

Il Presidente di Confesercenti ha ricordato nel suo saluto introduttivo che ormai «ci troviamo ogni anno a segnalare la difficoltà, se non l’impossibilità, di poter credibilmente offrire un prodotto turistico che sarebbe naturale per il nostro territorio: la navigabilità del Po e dei nostri canali, ed il conseguente sbocco al mare.

Peggio stanno le vie navigabili”adiacenti: sponde fatiscenti, manutenzione del verde pressoché nulla, degrado delle aree urbane adiacenti, livelli delle acque gestite da enti lontani dalle necessità della navigazione che non permettono una giusta programmazione.

Chi volesse raggiungere la nostra città arrivando dal fiume, deve sperare che la chiusa di Pontelagoscuro, sia funzionante e soprattutto presidiata da qualcuno che la manovri. Il servizio non ha infatti carattere di certezza, e non è impossibile trovare così la strada sbarrata. Stessa sorte, naturalmente, per chi da Ferrara volesse uscire verso il Po. Proprio per questo motivo non vi sono imbarcazioni lungo il percorso lasciando l’ospite di fronte ad una imbarazzante desolazione se raffrontata alle aspettative del progetto.

Se andiamo verso il mare, lo spettacolo non cambia molto: argini mal tenuti, rischio concreto di insabbiamento nel Po di Volano, una chiusa, quella di Valle Lepri, sotto sequestro giudiziario per 5 anni, dissequestrata qualche mese fa, ma non ancora in funzione.

Se Scolamacchia sottolinea la necessità che il grande progetto dell’Idrovia Ferrarese doveva avere in sé l’obiettivo della cura delle piccole cose, far almeno funzionare quello che già c’era, di mantenere in essere le condizioni minime affinché non si soffocasse quel che era stato fatto anche il Presidente di Camera di Commercio Paolo Govoni, osservando desolato le opere “faraoniche” costate ingenti sovvenzioni pubbliche fini a se stesse ritiene indispensabile ancor oggi applicare la politica dei piccoli passi.

Del resto si era partiti dal progetto dove L’idrovia Ferrarese rappresenta, così veniva promossa l’opera, una straordinaria opportunità di crescita per il turismo e per le attività economiche connesse al corso del fiume (trasporto fluviale, pesca, enogastronomia).

le vie d’acqua

Questa via d’acqua si snoda infatti, tra luoghi di interesse naturalistico (Valli di Comacchio, Valli di Ostellato, Parco del Delta del Po) e storico-artistico (Museo Archeologico di Spina, Villa Mensa, Museo della Nave Romana, Casa Museo Remo Brindisi). Tutti questi territori sarebbero stati raggiunti via acqua e via bicicletta, attraverso il collegamento alla rete di piste ciclabili già presenti e in corso di realizzazione. A distanza di più di 10 anni probabilmente le attività commerciali si contano sulle dita delle mani e da allora sono più numerose le chiusure che le aperture.

A conclusione del progetto si prevedeva inoltre la notevole riduzione del traffico di mezzi pesanti con conseguenze positive sulla viabilità e sulle emissioni di Co2. —

Lauro Casoni

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