Polo chimico del futuro Confronto coi candidati
Cosa si aspettano i lavoratori del petrolchimico di Ferrara dalla prossima amministrazione? Attenzione alla formazione in vista dello scambio generazionale, attenzione alla sicurezza sul lavoro, valorizzazione della storia di questa “città della tecnologia” e investimenti nella chimica verde, per non parlare più di vertenze o crisi aziendali ma di futuro. E ad ascoltare queste richieste, ieri al polo chimico, c’erano Aldo Modonesi, Alan Fabbri, Roberta Fusari, Andrea Firrincieli e Tommaso Mantovani.
«Questa città nella città – ha sottolineato Luca Fiorini (Rsu Basell) – è un bene di evidenza pubblica, un bene su cui investire e in cui sono sedimentati importanti saperi per quanto riguarda materiali e tecnologie. E ci sono le competenze e le conoscenze per andare verso l’economia circolare». Ma, ha aggiunto, «bisogna portare attenzione alla sicurezza e ai processi di sostituzione delle centinaia di lavoratori che nei prossimi anni usciranno da questo mondo, e il sistema scolastico dovrà cogliere questa opportunità».
Servono quindi investimenti nella formazione e «si possono immaginare – ha continuato Fiorini – nuovi corsi universitari che sappiano rispondere alle esigenze produttive del petrolchimico». L’importanza del settore l’ha raccontato, dati alla mano, Riccardo Galletti (Cds Ferrara): «in provincia di Ferrara la chimica genera quasi 8mila posti di lavoro e il petrolchimico di Ferrara, dove sono occupati 1. 767 addetti diretti, rimane un polo industriale strategico». Daniele Osti (Rsu Syndial) ha chiesto alla futura amministrazione di essere propositiva e investire sugli impianti di trattamento rifiuti; e Daniele Nardone (Rsu Celanese) per il futuro chiede di allargare l’area del petrolchimico fino all’area ex Solvay. Per l’assessore regionale, Palma Costi, «qui si può fare una trasformazione sostenibile della chimica» e l’assessore Caterina Ferri crede che il polo possa diventare un distretto della bioplastica. –
Giovanna Corrieri
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