Carcere fino a sei anni per il reato di revenge porn
Il caso
Oltre alla violenza la ragazzina pakistana finita nella rete di un adescatore online ha dovuto subire anche il ricatto del “revenge porn”, con la minaccia di divulgare il filmato dell’abuso subito se avesse osato sporgere denuncia.
Di revenge porn si è discusso molto nelle ultime settimane nell’ambito del disegno di legge “Codice Rosso” che introduce importanti modifiche al codice penale e al codice di procedura penale in materia di tutela delle vittime di violenza domestica o di genere.
Tra queste, la costrizione al matrimonio, la deformazione-sfregio del viso e, appunto, il revenge porn, ovvero la diffusione di immagini e video privati senza il consenso della persona interessata. Una disposizione, quest’ultima, innescata anche dal tristissimo caso di Tiziana Cantone, la donna di 36 anni morta suicida nel 2016 dopo la diffusione online di alcuni video.
L’emendamento sul revenge porn era stato presentato da Pd, FI e LeU, ma a fine marzo era stato bocciato con i voti contrari di Lega e Cinque Stelle, suscitando uno strascico di polemiche.
Il 3 aprile lo stesso emendamento è stato riproposto alla Commissione Giustizia della Camera dalla relatrice Stefania Ascari e approvato all’unanimità con 461 voti.
Il nuovo reato prevede che chiunque invii, pubblichi o diffonda immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, senza il consenso delle persone filmate, è punibile con la reclusione da 1 e 6 anni e multe dai 5mila e i 15mila euro.
Circostanze aggravanti se l’autore è il coniuge o una persona che ha o ha avuto una relazione con la vittima, o se il reato è stato commesso ai danni di una persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o di una donna in gravidanza. Le piattaforme online sono inoltre obbligate a rimuovere i video entro 48 ore.
Finora, però, è stato votato solo l’emendamento sul revenge porn, mentre l’intero disegno di legge “Codice Rosso” è ancora in attesa di approvazione. —
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