Over 40, rimettersi in gioco dopo la perdita del lavoro
Esperti a confronto su come reinserirsi nell’occupazione con nuovi stimoli I dipendenti “maturi” possono avere delle risorse in più da spendere
Numeri preoccupanti, leggi esistenti ma poco conosciute ed applicate, fenomeno in crescita. È la fotografia dell’attuale situazione dei lavoratori over 40 espulsi o esclusi dal mondo del lavoro, argomento al centro di una giornata di approfondimento ieri a Ferrara. E non è un caso che si sia svolto nella nostra città, visto che il dato dei disoccupati con più di 40 anni è in esponenziale crescita. Come spiegato dal presidente dell’Associazione Lavoro Over 40, nata 15 anni fa, Giuseppe Zaffarano, questo fenomeno non è solo italiano, ma europeo (Spagna, Francia, Germania, Grecia, Polonia, Portogallo, Olanda e Belgio condividono circa i nostri stessi parametri), e lo ha dimostrato commentando alcune statistiche.
il trauma
«Perdere il lavoro dopo i 40 anni è un evento molto traumatico e si inizia ad entrare in una spirale da cui è molto difficile uscire; non sempre dopo essere stati licenziati le cose vanno come si vorrebbe con un veloce reintegro in altre aziende, spesso si accetta un lavoro precario, ci si domanda dove siano le istituzioni e i sindacati senza però avere risposte; si perde la fiducia in sé stessi e si piomba nelle crisi familiari e amicali».
Ultimamente ci si è concentrati molto di più sulla disoccupazione giovanile, non pensando che quella in età matura è in rapida ascesa, con conseguenze sociali che potrebbero rivelarsi disastrose. Solo a Ferrara dal 2004 al 2018, la disoccupazione giovanile è rimasta invariata, mentre quella in età matura è cresciuta costantemente di oltre il 20% per anno. Zaffarano ha usato la metafora della “cerniera” per definire i non occupati over 40, «hanno spesso dei figli in età scolare, ed è quindi difficile per loro dare un futuro ai giovani, ma sono anche il punto di riferimento per i genitori che diventano anziani, che potrebbero sentirsi abbandonati da un figlio che non può prendersi cura di loro». Le difficoltà di reinserimento affondano le loro radici principalmente in preconcetti e luoghi comuni: “i vecchi” costano più dei giovani in azienda, rendono meno, sono meno disponibili ai trasferimenti, hanno competenze professionali obsolete, non si impegnano in quanto vicini alla pensione. Ma nessuno ha mai pensato a che valore aggiunto può avere una persona che ha visto cambiare il mondo del lavoro? Alessandro Ciucci si è molto interrogato su questo: «mi sono reso conto che l’over 40 ha un attaccamento al lavoro molto diverso da quello che hanno le nuove generazioni, hanno una grande energia e la loro voglia di riscatto li carica positivamente, ma questo, purtroppo lo sa solo chi ha vissuto certe situazioni». E sul rimettersi in gioco e “Il magico potere di ricominciare” che è il libro scritto da Odile Robotti, sono stati dati dalla stessa autrice 10 piccoli consigli che possono essere così sintetizzati: «rifiutare il mito declinista che vuole i lavoratori maturi come finiti, liberarsi dei vincoli autoimposti perché potrebbero bloccare la voglia di rimettersi in gioco, allenare costantemente la capacità di ricominciare, che potrebbe essere la nostra vera fortuna, anche Steve Jobs venne licenziato dall’azienda che lui stesso aveva creato». Un ringraziamento speciale Ial. Domani a Ferrara verrà aperto uno sportello dell’associazione lavoro over 40. —
Emanuela De Domenico
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