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il processo 

Folgorato nel camion Scontro tra periti in aula

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PONTEMAODINO. Il processo entra nel vivo, con il confronto tra i “tecnici”, i consulenti di accusa e difesa che davanti al giudice Costanza Perri e al pm onorario Alessandro Rossetti hanno esposto le opposte tesi all’udienza di ieri. La tragedia è quella di Claudio Bucci, 29 anni, camionista che morì folgorato nel febbraio del 2015, a bordo del suo camion che aveva il cassone alzato per lo spargimento di letame nei campi, in aperta campagna. Il cassone in posizione alta, andò a finire contro i fili dell’alta tensione, e lui rientrando nell’abitacolo per abbassarlo, morì folgorato. A processo come imputati a vario titolo per omicidio colposo e per non aver rispettato le norme sulla sicurezza sul lavoro, il proprietario del campo, Antonio Garbin di Chioggia, il datore di lavoro Fabio Zanetti, di Bertinoro e Paolo Sturaro, di Chioggia, il lavoratore che aveva aiutato la vittima. Quel giorno aveva piovuto, e il camion era rimasto impantanato nel terreno. Il mezzo era stato così trainato da un trattore, con il cassone alzato, e durante il trasporto era rimasto impigliato nei fili dell’alta tensione. Di questo Bucci non si sarebbe accorto, e sarebbe risalito, ignaro del pericolo. L’accusa sostiene questo, e che Bucci non venne informato e istruito del pericolo. La difesa invece sostiene che la tragedia fu, purtroppo, causa di una disattenzione del camionista. Il processo è tutto qui, alla prossima udienza del 2 ottobre, sfileranno altri testi. —

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