Willy, i primi indagati per omicidio Balzo in avanti dell’inchiesta dopo 31 anni
Procura e carabinieri scrivono negli atti giudiziari i nomi dei presunti assassini del ragazzo e di chi li avrebbe aiutati
Nomi, cognomi, movente: per la prima volta dopo 31 anni, in un atto giudiziario compaiono i nomi degli assassini (presunti, è ovvio)di Willy Branchi, il ragazzino 18enne, massacrato e trovato morto nella golena alle porte di Goro, la mattina del 30 settembre 1988. Procura e carabinieri hanno deciso sulla base di nuovi riscontri di iscrivere nel registro degli indagati «una o più persone»: chi ha ucciso e chi ha aiutato ad uccidere. Saperne di più impossibile: tutti gli atti sono secretati, massimo e assoluto riserbo da parte degli inquirenti.
notizia dal fratello
La notizia è trapelata dalla famiglia di Willy, dal fratello Luca e confermata “tecnicamente” dal loro avvocato Simone Bianchi che ha verificato con un accesso agli atti il “salto” dell’indagine per omicidio a carico di alcune persone. «Questo è un momento estremamente importante, un cambio di orizzonte perchè dopo 5 anni di lavoro (l’inchiesta sollecitata da lui e dalla famiglia Branchi venne riaperta nel 20134, ndr), si vede la luce in questa vicenda buia: è un inizio, siamo fiduciosi».
Ancor più fiducioso il fratello che in un post sul suo profilo Facebook, informa che la Procura ha indagato una o più persone per omicidio del fratello. «Sì, avete capito bene - scrive, quasi ad urlarlo a tutti -. Non sono qui a colpevolizzare nessuno, ma se la Procura è arrivata a tanto, credo che abbia in mano elementi decisivi».
Ricorda, Luca Branchi, i tanti anni con «occhi gonfi di lacrime», dopo aver visto il padre «morire pian piano con la foto del suo Willy tra le mani» e la madre «parlare con Willy a voce alta e chiamarlo ad ogni ora del giorno e della notte: oggi credo sia il minimo della giustizia reclamata e a noi interessa una cosa sola, sapere chi ha ucciso mio fratello».
Le indagini dunque prendono quota, grazie alla pressione degli inquirenti - pm Andrea Maggioni e dei carabinieri del Reparto investigativo di Ferrara - dopo che nei mesi scorsi gli stessi investigatori avevano indagato altre 6 persone, testimoni reticenti sui fatti e accusati di false informazioni, e una di queste don Tiziano Bruscagin, sacerdote a Goro all’epoca dell’omicidio, è ora accusato dalla procura di falso e calunnia.
Il salto dai riscontri
In assenza di conferme da parte degli inquirenti, è possibile ipotizzare che proprio da queste persone, indagate per aver coperto la verità sull’omicidio, possano essere arrivati nuovi riscontri che hanno indotto magistrato e carabinieri a far fare il “salto” all’inchiesta. Finora, infatti, lo ricordiamo, nel fascicolo oltre alla rubricazione ovvia di omicidio contro ignoti, comparivano solo i sei nomi di questi testimoni reticenti, per aver saputo, non detto, coperto, e depistato: ora invece, anche i nomi dei presunti assassini. L’inchiesta dunque si apre a nuovi scenari: ora occorrono altre prove per poter arrivare ad una verità da blindare anche in un eventuale processo. Per questo il fratello Luca lancia l’ennesimo messaggio, contro l’omertà del paese, il “vero” imputato in questa vicenda.
E si rivolge a tutta Goro: «Willy, che male aveva fatto per meritarsi una fine così orribile? Spiegatemelo».
Ditelo ai carabinieri
E dovete dirlo ai carabinieri e al magistrato che, insieme al mio avvocato, in tutto questo tempo hanno fatto il massimo. Oggi sentire questa notizia mi fa arrabbiare ancora di più, ma dall’altro lato mi riempie il cuore di speranza». E per finire, il j’accuse ai testimoni: «Dopo le tante falsità dette da un prete e dalle altre persone oggi indagate, ora siamo davvero arrivati alla fase decisiva di questa maledetta storia. E queste persone indagate per omicidio, che non conosco nemmeno i loro nomi, dovranno spiegare molte cose». —
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