«Poca chiarezza nella giunta di Mesola Così siamo usciti»
Gatti e Vassalli contestano Padovani: «Non siamo incoerenti Vogliamo soltanto che sia fatto il meglio per i cittadini»
MESOLA. «Non siamo nè voltagabbana nè incoerenti. Ma abbiamo fatto le nostre scelte con senso di responsabilità per il bene dei cittadini». Michele Gatti e Sergio Vassalli sono stanchi del clima che si è instaurato a Mesola in vista delle elezioni comunali di domenica prossima. Usciti dalla maggioranza che ha guidato sino a poco più di un mese fa il Comune, e ora candidati consiglieri di Mesola Cambia, con candidato sindaco Carlo Ragazzi, Gatti e Vassalli si sentono presi in mezzo da affermazioni «usate ad arte dal commissariato Gianni Padovani».
GIOVANI ADDIO
Nel precisare che i motivi delle loro decisioni di lasciare la maggioranza sono stati alcuni provvedimenti ritenuti incoerenti e non opportuni per i cittadini , Gatti e Vassalli evidenziano uno degli aspetti non secondari della politica mesolana: l’abbandono dei giovani «stanchi, impauriti, umiliati, non coinvolti, demoralizzati, usati per raccattare voti in campagna elettorale, strumentalizzati per fornire una patina di nuovo a un sistema con metodi e comportamenti vecchi e di poco rispetto».
In questa legislatura, «hanno abbandonato Padovani e la sua maggioranza 6 consiglieri su 12 (non solo noi, quindi) per motivi mai realmente chiariti - spiegano i due candidati consiglieri - e parlando con loro si capisce bene di cosa si parl. Solo Padovani e i suoi fedelissimi non lo capiscono».
Gatti peraltro, subentrato come assessore dopo le dimissioni di Michele Uccellatori, è rimasto in giunta 2 anni e mezzo. Ma subito - spiegano i due candidati consiglieri - si sono registrate «molte incoerenze e divergenze significative sulla “non equa” distribuzione delle risorse per le opere pubbliche, e sulle priorità degli investimenti da effettuare».
ACCORDI DISATTESI
Trovato l’accordo «politico» sui lavori alla piazza di Bosco Mesola «a fronte della promessa di una calendarizzazione dei lavori, anche per situazioni di forte degrado e prioritarie nelle altre frazioni», quell’accordo e quelle promesse «non sono mai stati onorati da parte dell’ex sindaco Padovani, che ha sempre tenuto un atteggiamento non rispettoso degli accordi di giunta, vantandosi più volte, di poter approvare quello che voleva. Ma così facendo ha creato le condizioni per il suo fallimento politico-istituzionale».
Sul Referendum per la Fusione dei Comuni di Mesola e Goro, poi «Padovani, privo di propria autonomia, ha cercato di svendere l’identità della nostra comunità - ribadiscono Gatti e Vassalli - , cosa che avrebbe arrecato solo danni sia a Mesola sia a Goro», perché «la fusione dovrebbe essere un processo armonico di tutto il territorio non un capriccio o un disegno fatto a tavolino».
LO STRAPPO
A far traboccare il vaso, è stata «una delibera di consiglio comunale che, presentata in maniera surrettizia, si presentava incompleta, di difficile comprensione e, non erano sufficientemente chiari, limpidi e lineari i contorni del deliberato. Soprattutto le responsabilità per danno erariale e le conseguenti implicazioni».
Gatti e Vassalli hanno a quel punto ritenuto « per il bene dei cittadini» approfondire la questione «chiedendo, a spese nostre, un parere a tecnici disinteressati e ad un legale. Da lì abbiamo preso le distanze dalla maggioranza di Padovani, decidendo di rimanere nell’assemblea civica come consiglieri autonomi, onorando il mandato ricevuto dai cittadini e manifestando la disponibilità a votare di volta in volta i provvedimenti ritenuti utili per Mesola». E Gatti ricorda che con le dimissioni da assessore ha rinunciato pure al compenso previsto: «Potevo dire sempre sì, tenendomi stretta la poltrona. Ma sono al servizio dei miei cittadini, non mi servo di loro per scopi personali». —
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