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Ipertensione e infarto Ferrara maglia nera Ma gli esperti frenano

Gi.Ca.

I dati pubblicati dal “Sole” non convincono gli specialisti «Sono influenzati dall’alta incidenza di anziani in provincia»

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Ferrara si muove con un passo stanco. Il passo dell’anziano, del paziente cronico e di una provincia che deve fare i conti con i suoi vizi e fragilità. Questo lo scenario emerso dal dossier del “Sole 24 Ore”, che ieri ha pubblicato 12 tabelle sulla salute degli italiani e sullo stato del suo sistema sanitario.

Classifiche in cui Ferrara sprofonda all’ultimo posto nell’incidenza di alcune malattie ma risale fino alle posizioni mediane se l’attenzione si sposta sull’allungamento della speranza di vita.

I risultati e i dubbi

Sono dati che lo stesso quotidiano definisce «non esaustivi» e che vengono commentati con grande prudenza da quattro specialisti contattati dalla “Nuova Ferrara”. Tutti spiegano che l’assenza di valori standardizzati rende problematico il confronto che rischia di essere gravemente condizionato dalla composizione delle popolazione (Ferrara sconta un’alta incidenza di over 75).

L’unico indicatore standardizzato è il tasso di mortalità, che colloca provincia, ultima delle emiliane, all’83° posto nazionale. Un dato distantissimo da quello di Rimini (3ª) e Ravenna (9ª). Difficile quindi da spiegare ma che accomuna la provincia estense alla vicina Rovigo (93ª), territorio che spesso affianca Ferrara in queste tabelle elaborate dal “Sole”.Questo indice contribuisce a far sprofondare Ferrara, nella classifica generale, al 100° posto, solo Piacenza si colloca vicino (94ª). La mortalità per tumore (2012-2016) manda la provincia ancora più a fondo, al 103° posto, ma il ricercatore Stefano Ferretti (vedi intervista) invita a prendere il risultato con le molle perché non mette a confronto popolazioni standardizzate.

Il cuore che soffre

La mortalità per infarto miocardico acuto (dati 2012-2016 per 1000 abitanti) caccia Ferrara nell’ultimo banco (107°), un dato che appare solo parzialmente controbilanciato dal 54° gradino nell’aumento dell’attesa di vita (2002-2017). Ed è ancora 107° posto per il consumo di anti-ipertensivi, 79° (ma in regione fanno peggio Piacenza, Bologna e Ravenna) per il consumo di farmaci per asma e bpco, 53° per il consumo di medicine per il diabete (fanno peggio Bologna e Forlì-Cesena).

Numeri che non convincono del tutto il direttore della Cardiologia a Cona, Roberto Ferrari: «I valori regionali per l’infarto ci collocano in media con le altre province emiliano-romagnole, come faccia mo a essere ultimi in Italia?». E il cardiologo del S. Anna, Alessandro Fucili, aggiunge: «Ferrara spicca a livello nazionale per numero di angioplastiche, che sono la migliore terapia per il paziente: l’ultimo posto per l’infarto ci sorprende». Anche la prof. Anna Luisa Cogo, pneumologa, ritiene che il parametro utilizzato per valutare il consumo di farmaci per asma e bpco potrebbe non fotografare bene la situazione reale: «Comunque l’asma è legata soprattutto agli allergeni, la bpco al fumo e, in parte, all’inquinamento atmosferico. —

Gi.Ca.

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