Ludopatia e famiglie La dipendenza logora ma ci si può salvare
Stretta sul gioco d’azzardo con azioni di sensibilizzazione In un incontro i supporti e le vie d’uscita per le vittime
COMACCHIO. Stretta sul gioco d’azzardo con azioni di sensibilizzazione e di informazione, promosse dalla rete delle istituzioni locali, che ruotano attorno al Distretto sud-est dell’Asl. “Ludopatia: dipendenza dal gioco d’azzardo” è il tema dell’incontro gratuito e aperto al pubblico, che domani, alle 17. 15 terrà la psicologa del SerT Chiara Scrignoli, al centro per adolescenti “CircaUnCentro (via dei Mercanti, 43).
la ludopatia
La ludopatia è un problema molto serio e le persone che sono coinvolte fanno fatica ad ammetterlo per vergogna o incapacità di riconoscere gli effetti patologici della dipendenza dal gioco, ma in preoccupante crescita come dimostrato dal recente fatto di cronaca che ha visto protagonista Loris Boccardo, 56 anni, maresciallo dei carabinieri riformato per malattia e finito in manette con l’accusa di rapina aggravata. «Se fino a venti o trenta anni fa – spiega la psicologa Chiara Scrignoli – si impiegavano tre ore di viaggio per raggiungere il casinò di Venezia o altri, ora molti bar e tabaccherie consentono di approcciare facilmente le slot machine».
le statistiche
Se le statistiche della provincia di Ferrara attribuiscono il primato del gioco d’azzardo a Comacchio, territorio in cui d’estate incide anche la presenza dei turisti (oltre 2600 giocate pro-capite, a fronte di 23, 60 apparecchi per mille abitanti), la task-force creata da Asl, Comuni del distretto e terzo settore, ha saputo realizzare alcuni, significativi traguardi, puntando al coinvolgimento della rete familiare.
«Da molti anni seguo al centro per le famiglie persone affette da ludopatia – interviene Bruna Fazio, sociologa che gestisce i centri educativi del territorio –, ma solo in pochi casi, ne ricordo tre, c’è stata l’accettazione di avviare un percorso terapeutico al SerT di Codigoro. Sono persone disperate, che rischiano di mettere a repentaglio affetti e lavoro dopo essersi giocati tutto».
I campanelli d’allarme, secondo la psicologa, Chiara Scrignoli, spaziano dagli sbalzi umorali, all’aggressività rispetto a domande ben precise da parte della famiglia intorno a spese sostenute, dalle frequenti assenze da casa all’alterazione del ciclo sonno-veglia, sino alle segnalazioni di datori di lavoro. –
Katia Romagnoli
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