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Sancito il passaggio a PopSondrio Nel cda quattro consiglieri su sette

A.M.

La rabbia dei soci: «Svenduto un patrimonio del territorio» Forti critiche alla Fondazione per la gestione della trattativa 

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IL DIBATTITO

L’assemblea di ieri ha segnato la fine di un’epoca, quella dell’appartenenza di Caricento al suo territorio, in piena autonomia. Grandi assenti, ma in realtà presentissimi, i rappresentanti di PopSondrio, la banca che ha acquisito la maggioranza di Caricento per 45 milioni e che ora conterà quattro componenti su sette dei nuovo Cda eletto ieri con 46 voti per la lista della Fondazione Caricento e 26 per la lista Manuzzi.

Tra gli amministratori centesi figurano l’ex manager Vm Giorgio Garimberti, il commercialista Mauro Cremonini e l’ingegner Mauro Manuzzi della Ceramica Sant’Agostino. Per PopSondrio entrano il vicedirettore Giorgio Ruffini, il responsabile Finanza Fabio Cereghini e i dirigenti Annibale Morelli e Cesare Poletti. Rimandata alla prima assemblea del nuovo cda, in data da fissare, la nomina del presidente e del vicepresidente, una scelta da cui si capirà se il passaggio di consegne avverrà in modo graduale o più deciso.

Un passaggio in ogni caso vissuto con rammarico e con rabbia dai soci, le cui perplessità per la gestione della trattativa da parte di Fondazione Caricento restano forti. L’ex presidente della Fondazione, Milena Cariani, prima del voto aveva messo l’accento sulla «opportunità di eleggere il nuovo cda senza che gli accordi di cessione siano ancora definiti», avvertendo che il nuovo corso renderà «il territorio più povero, perché la i dividendi saranno ripartiti altrove». Adolfo Fabbri, uno degli azionisti che si è astenuto sulla proposta di azione di responsabilità sociale, ha ricordato il «problema enorme che ha rappresentato per le famiglie il crollo delle azioni Caricento, una questione che non può essere affrontata come un semplice incidente di percorso», concludendo con il rammarico per la perdita di autonomia della banca.

Critiche aspre contro la Fondazione, la cui cessione delle quote al valtellinesi è stata vista come un tradimento. La presidente, Cristiana Fantozzi, ieri non si è vista. A raccogliere le proteste c’era il segretario De Luca. «Abbiamo un socio di maggioranza che rema contro - è lo sfogo di un altro azionista - Con leggerezza e una buona dose di cinismo ha ottenuto il peggior risultato economico possibile, condannando una realtà con 160 di storia a scomparire». L’operazione PopSondrio si è rivelata un buon affare solo per gli acquirenti, incalzano gli azionisti durante il dibattito, e in aggiunta la Fondazione non ha nemmeno centrato l’obiettivo di diversificare.

«Che le azioni valgano tre euro o zero non cambia nulla, siamo stati comunque bastonati». «La stessa Fondazione - nota Fulvio Cantori - dà un giudizio negativo sul proprio operato, quel che è grave è che ha escluso completamente la banca dalla trattativa». Un altro risparmiatore, Vincenzo Raiolo, ha chiuso sbottando: «Qui si sentono grandi applausi e complimenti, ma con il valore a cui sono scese le azioni, c’è ben poco da applaudire». —

A.M.

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